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Social e minori, Meta rischia fino a 18 miliardi: cosa cambierà su Facebook e Instagram per gli adolescenti

Social e minori, Meta rischia fino a 18 miliardi: cosa cambierà su Facebook e Instagram per gli adolescenti
  • Pubblicato2 Settembre 2026

Negli Stati Uniti stanno per cambiare diverse regole per gli adolescenti che usano Facebook e Instagram. Meta, la società statunitense proprietaria delle due piattaforme, dovrà introdurre limiti d’uso, restrizioni notturne e controlli più severi sull’età degli utenti. Le nuove misure riguardano gli Stati Uniti e, almeno per ora, non si applicheranno automaticamente anche in Italia. In Europa, però, il tema è già al centro dell’attenzione delle autorità. E la questione non riguarda soltanto i contenuti pubblicati sui social, ma anche il modo in cui le piattaforme sono progettate per spingerci a restare online più a lungo. L’accordo raggiunto negli Stati Uniti è stato approvato il 26 agosto 2026 da un giudice federale della California e coinvolge quasi tutti gli Stati americani, chiudendo una parte delle cause in cui Meta era accusata di aver progettato Facebook e Instagram in modo da favorire un uso eccessivo da parte dei più giovani. L’azienda non ha ammesso alcuna responsabilità; le conseguenze, però, saranno concrete. Per gli adolescenti verrà impostato un limite standard di due ore al giorno complessive tra Facebook e Instagram. Non significa necessariamente che, superata quella soglia, le applicazioni smetteranno del tutto di funzionare. Verranno però introdotti avvisi e restrizioni per rendere più difficile continuare a usarle senza interruzioni. È un po’ come quando una piattaforma di streaming ci segnala che stiamo guardando molti episodi di seguito. In questo caso, però, il sistema sarà pensato apposta per i minorenni e più rigido.

Tra mezzanotte e le sei del mattino entreranno in vigore ulteriori limitazioni che ridurranno l’accesso alle principali funzionalità delle applicazioni. Per modificare alcune di queste impostazioni potrà essere necessaria l’autorizzazione di un genitore. Cambieranno anche le notifiche. Tra le 8 e le 15, quindi per gran parte dell’orario scolastico, molte notifiche push verranno disattivate automaticamente. Rimarranno alcune eccezioni, come i messaggi diretti e gli avvisi di sicurezza dell’account. Un altro punto importante riguarda l’età degli utenti. Meta dovrà rafforzare i sistemi per verificare che la data di nascita indicata al momento dell’iscrizione corrisponda effettivamente all’età della persona che utilizza l’account. La maggior parte di queste misure resterà in vigore per dieci anni. Anche l’accordo economico ha una durata simile: Meta potrebbe arrivare a pagare fino a 18 miliardi di dollari. Secondo Reuters, circa 12,7 miliardi sarebbero garantiti. Altri 5 miliardi dipenderebbero anche dall’eventuale introduzione di protezioni analoghe da parte di concorrenti come Snapchat, TikTok e YouTube. L’accordo, comunque, non cambierà completamente Facebook e Instagram. Meta non sarà obbligata a eliminare i sistemi personalizzati che determinano quali contenuti mostrare agli utenti, né tutte le funzioni considerate problematiche dalle associazioni e dalle autorità scompariranno automaticamente.

Per un adolescente italiano, quindi, Facebook e Instagram non si bloccheranno automaticamente dopo due ore. Ma anche in Europa la pressione su Meta sta aumentando. Il 10 luglio 2026 la Commissione europea ha comunicato di aver individuato, in via preliminare, una possibile violazione del Digital Services Act (Regolamento sui servizi digitaliUE 2022/2065) . Al centro del procedimento c’è il modo in cui Facebook e Instagram sono progettati e il rischio che alcune funzioni favoriscano comportamenti difficili da controllare. Parliamo di strumenti che ormai fanno parte dell’esperienza quotidiana sui social: il feed che continua senza una vera fine, i video che partono automaticamente, le notifiche e i sistemi di raccomandazione che imparano cosa ci interessa e continuano a proporci contenuti simili. Presi uno alla volta, possono sembrare dettagli. Insieme, però, possono rendere più difficile chiudere l’applicazione. Se non esiste una vera ultima pagina, basta continuare a scorrere. Se un video parte subito dopo quello precedente, non serve neppure decidere consapevolmente di guardarne un altro. Secondo la valutazione preliminare della Commissione europea, Meta potrebbe non aver fatto abbastanza per studiare e ridurre i rischi che questi meccanismi possono comportare per il benessere fisico e mentale degli utenti, soprattutto dei più giovani. Non si tratta ancora di una decisione definitiva. Meta potrà presentare le proprie osservazioni e difendersi prima di un eventuale provvedimento finale da parte di Bruxelles.

Esiste poi un secondo fronte. Il 29 aprile 2026 la Commissione aveva già contestato a Meta di non aver fatto abbastanza per impedire ai minori di 13 anni di usare Facebook e Instagram, anche se questa è l’età minima indicata nelle condizioni delle piattaforme. Il problema è semplice da capire: quando si crea un account, basta indicare la data di nascita. E inserire una data falsa richiede pochi secondi. Per questo la verifica dell’età è diventata uno dei temi più delicati. Il Digital Services Act impone alle piattaforme accessibili ai minori standard elevati di privacy, sicurezza e protezione. Nel luglio 2025 la Commissione europea ha pubblicato anche linee guida specifiche per la sicurezza dei ragazzi online. L’attenzione non riguarda solo i contenuti illegali. Entrano in gioco anche l’uso compulsivo delle piattaforme, il cyberbullismo, i contenuti dannosi, i contatti indesiderati con sconosciuti, i sistemi di raccomandazione, le impostazioni automatiche degli account e il modo in cui viene controllata l’età. Ed è proprio qui che il dibattito sta cambiando. Per anni ci si è chiesti soprattutto quali contenuti dovessero essere rimossi. Oggi le autorità stanno facendo anche un’altra domanda: com’è stata costruita la piattaforma? La differenza è importante. Non si guarda più soltanto ciò che compare sullo schermo, ma anche i meccanismi che ci portano a continuare a guardarlo.

Sul fronte dell’età, l’Unione europea sta lavorando anche a una soluzione comune che consenta di dimostrare di aver superato una certa soglia senza consegnare alla piattaforma più dati personali del necessario. Nell’aprile 2026 la Commissione ha annunciato che il sistema europeo per la verifica dell’età è pronto per l’introduzione nei Paesi membri e ha chiesto ai governi nazionali di accelerare i lavori. L’obiettivo è renderlo disponibile ai cittadini entro la fine del 2026. Il principio è semplice: comunicare solo l’informazione indispensabile. Un servizio online potrebbe, per esempio, sapere che una persona ha più di 18 anni senza conoscere il suo nome, la data di nascita completa o altri dati personali. È come mostrare all’ingresso di un locale di avere l’età richiesta, senza lasciare al gestore una fotocopia del proprio documento. L’equilibrio, però, è delicato. Da una parte bisogna evitare che i bambini più piccoli accedano a spazi o contenuti non adatti alla loro età. D’altra parte, la verifica non dovrebbe trasformarsi in un mezzo per raccogliere ulteriori informazioni personali.

La vicenda americana sta attirando l’attenzione anche al di fuori degli Stati Uniti. Il 27 agosto la Korea Media and Communications Commission, l’autorità sudcoreana competente per il settore, ha chiesto che le nuove protezioni adottate da Meta non restino limitate agli utenti americani. Questo non significa che l’accordo statunitense diventerà una regola mondiale. Mostra però che il modo in cui i social vengono progettati è ormai considerato una questione pubblica, soprattutto quando a usarli sono bambini e adolescenti. In Europa il Digital Services Act offre già alle istituzioni strumenti per intervenire sui rischi legati alla protezione dei minori. Se le contestazioni rivolte a Meta verranno confermate, potranno quindi arrivare ulteriori cambiamenti anche per gli utenti europei.

La questione, a questo punto, non riguarda più soltanto quanto tempo un ragazzo sceglie di trascorrere davanti allo smartphone. Riguarda anche ciò che le piattaforme fanno per convincerlo a restare: una notifica, un nuovo video, un feed che non finisce, un algoritmo che continua a proporre contenuti capaci di attirare la sua attenzione. Funzioni che ormai sembrano normali proprio perché le usiamo ogni giorno. Ed è questa normalità che le autorità stanno iniziando a mettere in discussione. I 18 miliardi di dollari previsti dall’accordo americano sono quindi solo una parte della storia. Nei prossimi anni sarà importante capire quali di queste protezioni resteranno in vigore, quante verranno estese al di fuori degli Stati Uniti e quali altre modifiche potranno essere imposte alle piattaforme in Europa.