Striscione d’odio durante una partita di calcio giovanile a Pozzuoli
POZZUOLI – Una domenica mattina che avrebbe dovuto essere solo sport, crescita e divertimento per dei ragazzini di appena 11-12 anni si è invece trasformata nell’ennesimo episodio che fa riflettere amaramente sul clima che troppo spesso circonda il calcio giovanile. Durante la partita disputata questa mattina al campo di via Scarfoglio ad Agnano — impianto sportivo utilizzato da scuole calcio e tornei giovanili — tra la Campania Puteolana e la Real Puteoli, sugli spalti è comparso uno striscione offensivo e carico di odio indirizzato contro la Puteolana. Un messaggio che nulla ha a che vedere con lo sport e che stride ancora di più se si pensa all’età dei protagonisti in campo.
I VALORI – Il calcio dei bambini dovrebbe essere una palestra di valori: rispetto dell’avversario, educazione alla sconfitta, spirito di squadra e amicizia. Invece episodi come questo trasmettono esattamente l’opposto. Non è semplice “tifo acceso”: è un esempio sbagliato, pericoloso, che rischia di normalizzare l’idea che insultare e odiare sia parte del gioco. Il problema, come sempre, non nasce dai ragazzi. I bambini non creano da soli un clima simile. Dietro questi gesti c’è inevitabilmente il mondo degli adulti: un contesto che invece di educare alimenta rivalità tossiche e linguaggi aggressivi.
L’INSULTO – E proprio qui sta la responsabilità più grave. Perché quando sugli spalti dei campi giovanili si vedono striscioni d’odio, il messaggio che arriva ai ragazzi è devastante: che vincere conti più del rispetto, che l’avversario sia un nemico e che lo sport sia uno spazio dove l’insulto è tollerato. Non si tratta di folklore, né di goliardia. In un contesto giovanile non può esistere alcuna giustificazione. Il calcio — soprattutto quello dei più piccoli — dovrebbe essere uno strumento educativo e sociale, capace di unire comunità e insegnare valori positivi. Episodi come questo dimostrano invece quanto sia urgente un cambio di mentalità: da parte delle società, delle famiglie e di chi frequenta questi ambienti. Perché educare allo sport significa educare alla vita. E seminare odio sugli spalti di una partita di bambini non è solo sbagliato: è una sconfitta per tutti.
*Stanislao Montagna



























