QUARTO – Via i sigilli. La lussuosa villa, ubicata in via del Mare a Marano, all’interno del parco delle Rondini, è stata restituita a Gennaro Di Razza, imprenditore di Pozzuoli attivo nel campo della ristorazione. Ieri mattina la sentenza di non luogo a procedere per Di Razza, il boss Giuseppe Polverino e Filomena Schiano, moglie del capoclan, per la presunta intestazione fittizia della villa e per il presunto reimpiego di capitali illeciti. Per il Gup il fatto non sussiste: i tre sono stati prosciolti, infatti, da ogni accusa. Il giudice dell’udienza preliminare ha anche disposto il dissequestro dell’immobile di 17 vani e mezzo e dal valore complessivo di un milione di euro.

LE ACCUSE – A novembre scorso il Nucleo Investigativo del Comando Provinciale dei carabinieri di Napoli eseguì un decreto di sequestro preventivo della villa. Il provvedimento ablatorio fu emesso dal Gip del Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti del proprietario dell’immobile, Gennaro Di Razza, ritenuto responsabile, in concorso con il boss Giuseppe Polverino e Filomena Schiano, del reato di intestazione fittizia e di reimpiego di capitali illeciti, aggravati dalle finalità mafiose. Per la Dda erano state compiute operazioni volte ad ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa del denaro e delle altre utilità provento di delitti, stipulando un mutuo ipotecario con la Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza S.p.a. che concedeva al Di Razza la somma di 320mila euro per l’acquisto dell’immobile oggetto del sequestro.

Giuseppe Polverino

LA SENTENZA – Ieri, però, il quadro accusatorio è stato smontato: il giudice ha accolto la tesi difensiva dell’avvocato Diego Di Bonito, difensore dell’imprenditore Di Razza, e dei suoi colleghi, i penalisti Giuseppe Esposito Fariello e Raffaele Esposito. Disposto il proscioglimento dell’imprenditore Di Razza, del boss Polverino e della moglie. L’avvocato Di Bonito, a supporto della tesi difensiva, ha presentato una consulenza patrimoniale per dimostrare la capacità economica del suo assistito (l’imprenditore puteolano ndr) di poter acquistare nel 2008 la villa di Marano. Di Razza ha poi stipulato un contratto di mutuo con la banca della durata di 15 anni. L’avvocato Di Bonito è riuscito pure a smontare l’accusa secondo cui l’imprenditore sarebbe stato solo un intestatario fittizio della villa, un “prestanome” di Polverino. Per la Direzione distrettuale Antimafia il boss Giuseppe Polverino, mediante la moglie, aveva stipulato con Gennaro Di Razza un contratto di locazione di “copertura” per fornire mensilmente le somme necessarie per il pagamento del mutuo stipulato. L’avvocato ha però rappresentato che la moglie del boss Polverino ha occupato la villa per un breve periodo di tempo e che dunque non sarebbe stato possibile con quelle poche mensilità del fitto “rimborsare” l’eventuale intestazione fittizia. Da qui la sentenza del Gup di non luogo a procedere nei confronti degli imputati e il dissequestro della villa.