Giovanni De Robbio, eletto consigliere comunale con il M5S con 855 preferenze alle elezioni di tre anni fa

QUARTO – Sono ben 25 gli avvisi di conclusione delle indagini inviati ad altrettanti indagati nell’inchiesta che nel 2015 fece scoppiare un caso politico di rilevanza nazionale, con il coinvolgimento dell’ex consigliere comunale Giovanni De Robbio, eletto tra le fila del Movimento 5 Stelle, ed accusato di aver minacciato l’allora sindaco Rosa Capuozzo. Il tutto, secondo i pm della Direzione distrettuale antimafia Henry John Woodcock e Maria Di Mauro, si sarebbe consumato a favore dei Cesarano, storica famiglia titolare di una delle più importanti ditte di onoranze funebri della zona e definita – dagli stessi magistrati antimafia – come vera e propria costola del clan Polverino, egemone tra Quarto, Marano, Calvizzano ed altre zone limitrofe.

LA DENUNCIA DELL’IMPRENDITORE MINACCIATO – L’inchiesta era partita proprio dalla denuncia di un altro imprenditore attivo nel campo delle pompe funebri, Angelo Tarantino, al quale sarebbe arrivate minacce di morte se non avesse smesso di operare nella zona. Non solo minacce verbali, ma anche la continua distruzione dei manifesti funebri, coperti da quelli delle ditte dei Cesarano. C’è anche questo nelle ipotesi di reato che vedono tra le presunte vittime anche un’altra ditta di onoranze funebri, la Moio, al cui titolare sarebbero state rivolte queste parole da parte di Alfonso Cesarano: «Non ti permettere mai più di rimproverare i miei dipendenti che coprono i tuoi manifesti, altrimenti ti butto sotto. Io i manifesti li copro mattina, pomeriggio e sera e faccio quello che dico io e sono quello che sono. Ti faccio scorrere il sangue da tutte le parti, Come ti acchiappo così te lo faccio, ti riempio di schiaffi». L’altro filone riguarda presunti interessi degli stessi Cesarano nella pubblica amministrazione ed in particolare nel Comune di Quarto.

LE MIRE DEI CESARANO – Secondo l’impostazione dell’accusa, figura centrale sarebbe stata quella di Giovanni De Robbio (il più votato alle elezioni amministrative del 2015 con 855 preferenze) che si sarebbe adoperato per caldeggiare la nomina di persone in precisi ambiti, come quelli dell’urbanistica, delle attività cimiteriali nonché nella gestione dello stadio Giarrusso. All’ex primo cittadino Rosa Capuozzo, De Robbio avrebbe mostrato in più occasioni una foto aerea della sua abitazione, il cui sottotetto sarebbe stato abusivo. Il “problema” poteva essere in qualche modo risolto, con l’aiuto di una altro degli indagati, il geometra 43enne Giulio Intemerato. Quest’ultimo sarebbe stato indicato come uomo chiave nella gestione dei condoni edilizi in qualità di consulente esterno.

I NOMI DEGLI INDAGATI – Questi tutti gli indagati: Giovanni Capuano, Michele Castaldo, Giuseppe Cavagnulo, Alfonso Cesarano, Annachiara Cesarano, Attilio Cesarano, Ciro Cesarano, Concetta Cesarano, Giacomo Luigi Cesarano, Antonio Cristiano, Giovanni De Robbio, Antonio Ercolani, Franco Esposito, Mario Ferro, Biagio Gargiulo, Marco Gargiulo, Luigi Goliuso, Giulio Intemerato, Gennaro Lanzini, Vincenzo Liccardo, Francesco Manzo, Walter Pacella, Massimiliano Postiglione, Angelo Tortora e Giuliana Zaccagnini.

L’AGGRAVANTE MAFIOSA – Devono rispondere a vario titolo di associazione a delinquere di stampo mafioso, intestazione fittizia di beni, detenzione illegale di ordigni esplosivi e di armi, estorsione, turbata libertà dell’industria o del commercio, voto di scambio, turbata libertà degli incanti, falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale e ricettazione. La maggior parte dei reati sono aggravati dalla finalità mafiosa.