QUARTO – Saranno i singoli utenti scoperti a prelevare abusivamente acqua dall’impianto di Marano a dover pagare per quanto commesso, e non più il Comune di Quarto. E’ l’ennesima puntata, e probabilmente l’ultima, di quella che è stata ribattezzata “Guerra dell’acqua”.

VICENDA IN TRIBUNALE – Una guerra scoppiata tra le due cittadine confinanti e che aveva visto la vicenda finire nei giorni scorsi anche in tribunale, e precisamente al Tar. Marano, infatti, aveva chiesto all’ente di via De Nicola di pagare quanto sottratto dalle utenze residenti al confine, in particolare in via Cupa Orlando. Erano state 14 le famiglie beccate a prelevare acqua con allacci abusivi. L’ammanco era stato stimato in poco meno di 30mila euro, tramutatosi a giugno in una sanzione amministrativa pecuniaria a carico del Comune di Quarto.

LA LISTA DEI “FURBETTI” – Il municipio flegreo, però, si è sempre opposto alla richiesta di pagamento, sottolineando la sua totale estraneità al prelievo abusivo di acqua da parte delle 14 utenze. Marano aveva chiesto invano al Comune quartese i nominativi dei “furbetti” e al rifiuto di fornire le generalità di chi si fosse allacciato illegalmente alla propria rete idrica, era scattata la pretesa di pagamento nei confronti del Comune. Il 26 luglio Quarto affida al legale convenzionato con l’ente l’incarico di proposizione di ricorso di fronte al Tar. Il Tribunale amministrativo regionale della Campania si pronuncia lo scorso 10 ottobre, giudicando il ricorso inammissibile in quanto la vicenda dove essere trattata davanti al giudice ordinario – trattandosi di un reato penale – e di fatto sposando la linea sostenuta dal legale del Comune di Quarto.

ANNULLAMENTO IN AUTOTUTELA – Eppure, due settimane prima le parti si erano incontrate, e Quarto aveva dato il proprio placet alla consegna dei nominativi dei responsabili, cosa che si è poi concretizzata il 4 ottobre. Infine, il 22 dello stesso mese Marano annulla in autotutela la sanzione nei confronti del Comune di Quarto. A pagare saranno direttamente coloro che si erano allacciati abusivamente alla rete idrica di Marano.