QUARTO – Aveva venduto ad una sua cliente pappagallini affetti da psittacosi, un micidiale batterio che portò poi alla morte della donna. Per Gennaro Cotena, commerciante di piccoli animali, è arrivata anche la conferma in Cassazione: il suo fu omicidio colposo.

IL BATTERIO KILLER – Si chiude dopo nove anni la tragica vicenda che vide la morte dell’allora 65enne Rosa De Angelis. La donna aveva accolto in casa i pappagallini acquistati poco prima nel negozio di Cotena, iniziando però ad avere gravi difficoltà respiratorie. A ciò si aggiunse anche febbre alta, con tanto di ricovero all’ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli. Qui venne inizialmente diagnosticata una forma di broncopolmonite. Dopo pochi giorni il quadro clinico della donna si aggravò ulteriormente, tanto da spingere i medici del nosocomio flegreo al trasferimento di Rosa De Angelis nel reparto di rianimazione.

L’AGONIA IN OSPEDALE – Eppure, nonostante le cure, le condizioni della donna non miglioravano. Si decise dunque un altro trasferimento, questa volta all’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia. Purtroppo fu tutto inutile: il 4 aprile di nove anni fa la donna morì. Nei due gradi di giudizio, la difesa del commerciante aveva fatto leva su un presunto ritardo nella diagnosi da parte dei medici puteolani, nonché su una ipotetica scarsa pulizia delle gabbie da parte della donna. Il batterio, infatti, si trasmette dall’animale all’uomo per vie aeree. In particolare, il contagio avviene tramite l’inalazione delle clamidie presenti in feci essiccate, secrezioni oculari o nasali e nelle polveri provenienti dal piumaggio dei volatili.

LA SENTENZA – Già nell’aprile del 2018, i giudici della Corte di Appello di Napoli avevano sottolineato: «Se il Cotena avesse prudentemente e diligentemente osservato la normativa in questione, si sarebbe più che ragionevolmente evitata la vendita dei pappagallini infetti alla De Angelis, con tutte le conseguenze del caso sulla determinazione dell’evento letale». Una tesi accolta ora anche dai giudici della Suprema Corte, confermando di fatto la responsabilità del commerciante in omicidio colposo.