POZZUOLI – Sequestrate le barriere bordo-ponte su 12 viadotti dell’autostrada A16 tra Baiano e Benevento. Il provvedimento della procura di Avellino nasce nell’ambito  dell’inchiesta bis sulla sicurezza delle infrastrutture scaturita da quella sulla strage per il bus precipitato dal viadotto Acqualonga che causò 40 morti. La vittima più giovane aveva soltanto 16 anni. Tra i superstiti della strage di Monteforte Irpino una bambina che all’epoca non aveva ancora compiuto tre anni. Il 28 luglio 2013 il bus turistico sfondò le barriere bordo-ponte del viadotto autostradale, finendo giù dalla scarpata dopo un volo di 30 metri. A gennaio si è concluso il processo di primo grado per l’incidente del 2013 con otto condanne e sette assoluzioni tra cui quella dell’amministratore delegato di Autostrade, Giovanni Castellucci.

TRE INDAGATI – Il provvedimento di sequestro non determina effetti sul funzionamento e la percorribilità dell’autostrada. I sigilli sono stati apposti, oltre che al viadotto di Acqualonga, ai ponti Pietra Gemma, Carafone, Vallonato I e II, F.Lenza Pezze, Scofeta Vergine, Sabato, Boscogrande, Francia, Vallone del Duca e Del Varco. A quanto si apprende, le strutture preposte di Autostrade per l’Italia intendono fornire quanto prima alla magistratura tutti gli elementi di chiarimento necessari. Tre dirigenti di Autostrade per l’Italia risultano indagati per una serie di omissioni. Si tratta di Michele Renzi, ex direttore di tronco di Cassino, Massimo Giulio Fornaci e Costantino Ivoi. Renzi è stato già condannato in primo grado a cinque anni di reclusione nel processo per l’incidente di Acqualonga. Fornaci è stato assolto. Il terzo dirigente, invece, ha testimoniato nel processo. La carcassa dell’autobus, precipitata dal viadotto Acqualonga di Monteforte Irpino, è un’immagine vivida nella memoria di chi è sopravvissuto ad una delle più grandi tragedie stradali d’Italia.