POZZUOLI – Le ultime analisi della stagione balneare, svolte dall’Arpac il 4 settembre scorso, hanno fatto registrare, su tutto il litorale di Cuma-Licola, valori della concentrazione di batteri fecali oltre i limiti consentiti dalla legge. Secondo l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente “la probabile causa di inquinamento è da ricondurre allo scarso rendimento dell’impianto di depurazione di Cuma, in quanto interessato da importanti lavori di ristrutturazione.” Questo è quanto riportato in una nota dell’Agenzia rilasciata nella giornata di ieri. Sono proprio i tratti a cavallo della foce del collettore del depuratore, infatti, a mostrare i valori di contaminazione fecale più elevati, con concentrazioni per l’escherichia coli di quattro volte superiori a quelli di soglia. Dovrebbero, quindi, scattare a breve i divieti di balneazione su tutto il tratto costiero interessato.

I LAVORI – L’impianto di Cuma è di nuovo “sotto accusa”, questa volta non per la produzione di miasmi, che nei mesi scorsi ha generato le forti proteste delle associazioni e dei residenti della zona, ma per la qualità delle acque in uscita. Secondo l’Arpac, infatti, la probabile causa della contaminazione fecale registrata su tutto il litorale di Cuma-Licola sarebbe legata al funzionamento non a “pieno regime” del depuratore, a causa dei lavori in corso. Lavori di adeguamento e rifunzionalizzazione iniziati nel Gennaio 2018 ed affidati all’associazione temporanea di imprese Pizzarotti-Suez, che si è aggiudicata anche la gestione quinquennale dell’impianto per un costo complessivo di oltre 130 milioni di euro, in parte coperti con fondi europei. Stando a recenti dichiarazioni del direttore dei lavori, ing. Massimo Mariconda, gli interventi dovrebbero concludersi contrattualmente proprio entro questo settembre, “residuando unicamente l’esecuzione di opere marginali e puntuali lavorazioni per le quali è stata disposta la sospensione parziale per evitare possibili disservizi durante la stagione balneare. A novembre l’attivazione di tutte le linee di trattamento.” Probabilmente, visti gli esiti sfavorevoli delle analisi dell’Arpac, la sospensione è durata meno del previsto.

IL TERMINE – Gli interventi, oggetto dell’appalto, riguardano la rifunzionalizzazione di tutte le sezioni di impianto oltre che la realizzazione di opere “ex novo”. In particolare: sarà riattivata la linea fanghi, che consentirà la stabilizzazione in loco degli stessi, attraverso un processo di digestione anaerobica, con conseguente recupero di energia e riduzione degli “scarti” in uscita; sarà realizzato un nuovo stadio di filtrazione e disinfezione UV, che consentirà di avere una elevata qualità delle acque in uscita;  è stato infine previsto anche il potenziamento delle unità di trattamento aria e introdotti accorgimenti per ridurre al minimo gli impatti odorigeni. Secondo gli addetti ai lavori, da Gennaio 2020 il depuratore di Cuma dovrebbe diventare un impianto tecnologicamente all’avanguardia con un impatto ambientale minimo.