POZZUOLI – La parola fine è stata messa dalla Corte di Cassazione che ha confermato le condanne nei confronti di Vera De Mari e altre 7 persone componenti della banda di usurai sgomitata nel 2013 dai carabinieri della Compagnia di Pozzuoli. In totale sono cinquantadue gli anni di carcere che dovranno scontare “Lady Usura” e i suoi gregari, che tra il 2011 e il 2013 tra Monterusciello, Rione Toiano e Licola assoggettarono le loro vittime con tassi usurai fino al 100% e anche minacce, calci e schiaffi a coloro che non potevano pagare. Bersagli preferiti erano commercianti, famiglie in difficoltà e disoccupati a cui elargivano somme di denaro utili alla loro sopravvivenza. Un’autentica “holding” dell’usura composta da 4 donne e 4 uomini a capo della quale c’era proprio Vera De Mari, 61 anni, ribattezzata “Lady Usura”, l’unica ad avere disponibilità economiche e ad erogare soldi alle vittime, nonché cognata di Umberto De Simone, elemento di spicco dell’allora clan Longobardi-Beneduce e condannato a 8 anni e 5 mesi in appello al processo “Penelope”.

Antonio De Simone

LE CONDANNE – E proprio a Vera De Mari, 61 anni, che in una telefonata intercettata minacciava una vittima e sbeffeggiava i carabinieri «Digli a quei bastardi degli amici tuoi carabinieri che io li tengo sott ‘e scarpe mie e che tengo a gente aret ‘a me, non mi fanno paura» la Suprema Corte giovedì ha confermato la pena di 9 anni e 8 mesi di carcere (contro gli 8 anni e 2 mesi del I grado). Batosta anche per Silvio De Mari, 56 anni, fratello di Vera, attualmente detenuto e che dovrà scontare anch’egli una pena di 9 anni e 8 mesi (erano 8 in I grado); condannato anche Gennaro De Simone, 43 anni, (figlio di Vera) che dovrà scontare 8 anni di carcere (contro i 6 e 10 mesi in I grado); Benedetta Pezzini, 60 anni, condannata a 5 anni e 4 mesi (in precedenza erano 4 anni e 2 mesi); Antonio De Simone (fratello di Umberto), 62 anni, condannato a 6 anni e 2 mesi (4 anni e 10 mesi in I grado); Emanuela De Mari, 37 anni, condannata a 6 anni e 8 mesi (4 anni e 8 mesi in I grado); Gustavo De Mari, 30 anni, condannato a 4 anni e 4 mesi di carcere (assolto in I grado); infine Donatella Savarese, 54 anni, condannata a 1 anno e 10 mesi di carcere (stessa pena anche in I grado).

Le auto dei carabinieri all’uscita dalla Caserma di Arco Felice

LE VITTIME – Sedici le vittime finite nella morsa della gang. Numerose le intercettazioni telefoniche in cui gli aguzzini facevano riferimento proprio ai legami con De Simone per fare pressione e intimorire le vittime. Ben definiti erano ruoli e compiti all’interno dell’organizzazione capeggiata da Vera De Mari, ritenuta dagli inquirenti “quale promotrice ed organizzatrice dell’associazione che dava vita ad una capillare rete di debitori cui elargiva prestiti a tassi usurari pari al 60% annui”. Attività di usura prevalentemente condotte dalle donne del gruppo con compiti di elargitori di credito e esattori di rate. Mentre Silvio De Mari, fratello di “Lady usura”, era “diretto collaboratore della sorella nell’erogazione dei prestiti, nella pianificazione dei debiti contratti e persona addetta ad intimidire le vittime in caso di ritardo o mancato pagamento”; analogo compito ricoperto anche dal marito della donna.

Silvio De Mari

LE INTERCETTAZIONI SHOCK – Durante le indagini iniziate nel settembre del 2012 in seguito alla denuncia da parte di una vittima finita nella rete della “Holding De Mari”, gli uomini del Nucleo Operativo diretti dal capitano Gianfranco Galletta e dall’allora comandante della Compagnia Elio Norino appurarono il ruolo di leader di Vera De Mari, cognata di Umberto De Simone, elemento di spicco del clan Longobardi – Beneduce . «Allora mi devi dare 1260 euro entro il 17 dicembre sennò ti faccio ‘o fuosso a te e a… – urlava Vera De Mari colpendo con due schiaffi la vittima – allora mi vuoi sfidare? Digli a quei bastardi degli amici tuoi carabinieri che io li tengo sott’e scarpe mie e che tengo a gente aret’ a m, non mi fanno paura….»

ESTRATTO CONTO STAMPATO – In un altro caso la vittima di turno era stata costretta a stampare presso uno sportello bancomat il suo estratto conto per mostrare i soldi a sua disposizione. Mentre Silvio De Mari, fratello di Vera, avrebbe sottratto il cellulare a un debitore dopo avergli sferrato un calcio in volto per costringerlo a pagare le rate del prestito alla sorella.

KILLER PER 5MILA EURO«Con l’attuale crisi economica per 5mila euro si trova facilmente una persona disposta a sparare a qualcuno» diceva ancora Vera ad una vittima impossibilitata a pagare le rate del suo “prestito”. «Se non paghi succede la guerra, vedi di non farti vedere per strada alle fermate del pullman…tengo gente aret a me». Ma a dare man forte alla De Mari – secondo la ricostruzione degli investigatori – c’erano anche le altre 4 donne che ricoprivano il ruolo di “esattrici”. Mentre gli uomini, secondo quanto scritto nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal GIP di Napoli, avrebbero avuto il compito di usare la forza per recuperare i crediti «Il 27 porta i soldi a mia madre o verrò a prendermi la tua macchina e mando tuo figlio al Cardarelli». Ora per tutti è arrivata la sentenza che ha messo la parola fine e fatto aprire le porte del carcere.