POZZUOLI – Quattro ergastoli per altrettanti imputati. E’ quanto deciso questa mattina dai giudici al termine del processo per il duplice omicidio dei boss Raffaele Bellofiore e Domenico Sebastiano, avvenuto nel rione Toiano nel 1997. La sentenza è stata emessa poco fa. I condannati, tutti già detenuti per altro, sono i quattro boss Gennaro Longobardi, Gaetano Beneduce, Salvatore Cerrone alias “o biondo” e Nicola Palumbo, alias “faccia abbuffata”. E’ la prima volta che viene emessa una sentenza di carcere a vita nei confronti di esponenti dei clan dell’area flegrea.

LA RICOSTRUZIONE DELL’ACCUSA – Questa la ricostruzione dei fatti finita nell’ordinanza di custodia cautelare a carico dei quattro imputati, poi discussa in aula durante il processo terminato oggi. Durante la pianificazione dell’agguato – organizzato per far fuori per sempre gli allora capi indiscussi della camorra puteolana – emerse la necessità da parte del commando di fuoco di dotarsi di un mezzo per recarsi nella roccaforte del clan e “sede ufficiale” degli allora boss: il Rione Toiano. Venne rubato un furgone a Gaeta, all’interno del quale viaggiavano almeno quattro persone, tutte incappucciate e munite di fucili da guerra. Sul posto anche uno “specchiettista”, che avrebbe avuto il ruolo di avvisare il commando dell’arrivo in strada delle vittime designate.

VIOLENZA SPIETATA – Al segnale convenuto, l’azione di fuoco a dir poco spietata, con i bersagli rincorsi fino a poca distanza e poi dilaniati da una lunga serie di colpi di grosso calibro. A raccontare i dettagli dell’agguato mortale anche il collaboratore di giustizia, nonché ex capozona di Quarto del clan Polverino Roberto Perrone: «Giuseppe Polverino quando seppe nel dettaglio come erano andate la cose si arrabbiò molto perché Gennaro Longobardi, dopo avere colpito con il fucile a pompa una delle due vittime sfigurandola, si alzò il passamontagna e gli sputò in faccia». Parte civile nel processo anche il Comune di Pozzuoli, i cui interessi sono stati curati dall’avvocato Luigi De Vita. Il risarcimento è stato stimato in 20mila euro. Mentre ora Gennaro Longobardi, così come gli altri complici, resteranno in carcere condannati alla pena più pesante: l’ergastolo.