POZZUOLI – Una vicenda lunga mezzo secolo che vede impegnate tre generazioni di puteolani che aspettano un risarcimento per le case del Rione Terra espropriate dopo il bradisismo del 1970. Sono oltre 100 le persone, la maggior parte delle quali eredi, a cui il comune di Pozzuoli dovrà versare in totale un milione e seicentomila euro come indennizzo per l’esproprio di 32 immobili in seguito a una sentenza emessa un anno fa dal Tribunale civile di Napoli. Degli abitanti originari del Rione Terra ne sono rimasti in pochi e oggi a rivendicare i diritti di nonni e genitori deceduti sono figli, nipoti e pronipoti che nel 1998 hanno dato vita a una battaglia giudiziaria che si è conclusa solo dopo 20 anni con una sentenza a loro favore. Si tratta di piccole case, tra i nove e i quaranta metri quadrati, che sorgono nei caratteristici vicoletti dell’antica rocca che affaccia sul golfo di Pozzuoli. Al momento però dei soldi non si è vista nemmeno l’ombra, nonostante un accordo con il comune di Pozzuoli che prevedeva per il 31 marzo la transazione tra le parti secondo quanto previsto in due delibere di consiglio comunale datate 28 dicembre 2019.

Gian Luca Liguori

LA POSIZIONE DEL COMUNE –  L’ennesimo rinvio ha suscitato la protesta degli eredi durante l’ultimo consiglio comunale che non riescono a vedere la fine di un calvario che va avanti da mezzo secolo. «Nell’andare a fare le relazioni notarili il notaio incaricato dall’ente per effettuare gli adempimenti ha riscontrato che per una serie di famiglie mancavano gli atti prodromici al perfezionamento della cessione volontaria alla base dell’accordo transattivo e questo ha generato i ritardi nei risarcimenti e il mancato rispetto del termine del 31 marzo, termine per la messa in esecuzione della sentenza. Ho rassicurato che dalla seconda settimana del mese di maggio il notaio avrebbe iniziato a convocare le famiglie che non hanno problemi nelle successioni. Per fine luglio contiamo di liquidare tutti gli aventi diritto» ha spiegato l’assessore al Bilancio del comune di Pozzuoli Gian Luca Liguori.

LA STORIA – La vicenda affonda le radici nel 1971 quando in seguito a un decreto legge furono espropriate le unità abitative, commerciali, artigiane e professionali del Rione Terra e che furono trasferite a patrimonio disponibile del Comune di Pozzuoli. Erano gli anni della diaspora dall’antico rione verso i nuovi quartieri della città. Ai legittimi proprietari fu proposta una duplice opzione: scegliere tra un risarcimento economico oppure ricevere una nuova casa. Nessuna delle due opzioni fu rispettata e per trentadue famiglie non ci furono né abitazioni né soldi.

LE CASE – In quegli anni saltò anche la costruzione di cinquantaquattro alloggi nel nascente quartiere di Monterusciello individuate come risarcimento e saltò l’assegnazione di ventisette abitazioni, prima destinate agli ex residenti del Rione Terra e poi assegnate a senza tetto. Dopo 24 anni dalla fuga dall’antica rocca proprietari ed eredi misero in mora il comune di Pozzuoli per inadempienza, in quanto non aveva tenuto fede agli impregni presi. Quattro anni dopo, nel 1998, iniziò la lunga battaglia legale contro l’ente e contro il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti terminata dopo 20 anni con una sentenza della IX sezione del Tribunale Civile di Napoli che ha condannato il comune di Pozzuoli a un risarcimento danni totale di circa un milione e mezzo nei confronti di 19 delle 21 famiglie che intrapresero le vie legali. «Finalmente si metterà la parola fine ad una vicenda lunga 50 anni, queste famiglie attraverso la sentenza hanno avuto un riconoscimento di diritto» ha affermato l’avvocato Gennaro De Luca, che insieme ai colleghi Michele Cuoco e Vincenzo De Franceschi ha assistito le famiglie costituitesi in giudizio.

I SOLDI – Lo scorso anno comune ed eredi hanno trovato un accordo e il risarcimento è stato ridotto a circa un milione e 260mila con una delibera che poneva proprio come termine ultimo il 31 marzo di quest’anno. L’esito della sentenza ha spinto inoltre il comune, per evitare ulteriori contenziosi, di acquisire per una spesa complessiva di circa 477mila euro ulteriori tredici immobili che rientravano nel piano di esproprio del 1971 e per i quali gli eredi non avevano fatto ancora ricorso. Ma al momento le 32 famiglie dei soldi non hanno visto nemmeno l’ombra.