POZZUOLI – «Il teatro è la cosa più impossibile da salvare al mondo», così affermava Antonin Artaud in un suo libro testamento. Quest’arte basata sull’illusione, sul veicolo e il potere della parola è stato il motore essenziale, l’esperienza salvifica, la passione impellente nella vita dell’attrice Anna Rita Vitolo. Dopo aver calcato durante lunghi anni i palcoscenici teatrali, approda al Lido lagunare di Venezia75, per presentare – insieme all’intero cast – in anteprima mondiale i primi due episodi della fiction epopea “Hbo” e “Rai Fiction” de «L’amica geniale», tratta dalla quadrilogia dei romanzi ferrantiani. Il personaggio da lei interpretato appartiene alla sfera più intima e relazionale dell’universo familiare, difatti Anna Rita si fa notare nel ruolo – con sfumature iridescenti – della madre di Elena Greco, una giovane adolescente alle prese con l’esistenza.

LO SPETTACOLO FLEGREO – Il pubblico puteolano ha apprezzato – poche settimane fa – l’attrice campana in occasione di uno spettacolo sperimentale «Il fiore che ti mando l’ho baciato», presso “Teatro Sala Molière” (spazio culturale curato e gestito dagli artisti C. Sommella e N. Paone). La regia è curata dal poliedrico Antonio Grimaldi, mentre l’intero progetto è stato creato in sinergia con il “Centro Studi sul Teatro Napoletano, Meridionale ed Europeo” presieduto da Antonia Lezza. La storia della messa in scena prende in considerazione un carteggio di due innamorati: Stamura Segarioli e Francesco Fusco nel periodo del primo conflitto mondiale. Le lettere tra gli amanti sono di forte tempra emotiva; l’allestimento scenografico composto da una sedia, lettere antiche e pochi oggetti, catapulta lo spettatore in un’epoca passata, fatta di sacrifici, lacrime, sangue, beffe e tormenti. «Il primo spettacolo che feci con il regista Grimaldi è stato “Il baciamano” di Manlio Santanelli, che ha riscosso un notevole successo di pubblico – dichiara la Vitolo -, mi ha cambiato e arricchito profondamente come attrice. Con Antonio mi sono dedicata alla sperimentazione del filone d’avanguardia, all’improvvisazione e allo studio dei movimenti del corpo. Mentre, con Cetty Sommella e Nando Paone, ho recitato in una pièce intitolata “Se ci amiamo non ci estinguiamo”. Confesso che mi sono divertita tantissimo, di fatto sono due professionisti fantastici. Quando si lavora con attori importanti, puoi stare lì ad osservare, crescendo costantemente come interprete».

LA CARRIERA – L’artista Vitolo nasce a Salerno negli anni settanta, da ragazza si innamora subitamente del mondo variegato e magnetico del teatro. «Sin dalle scuole medie ci fu un’insegnante d’italiano, che ci spingeva a leggere e a tradurre i testi. Dopodiché – narra trasognante Anna Rita – ebbi una metamorfosi, quando interpretai la parte di Renzo in una recita scolastica de “I Promessi Sposi” del Manzoni. Oggi viene da sorridere, pensando a tali trasformazioni, eppure fu un’esperienza che mi segnò nell’animo. Successivamente andai all’Università di Fisciano, indirizzando il corso di studi prettamente sull’arte teatrale. La tesi di laurea era incentrata sulla drammaturgia di Annibale Ruccello». Le esperienze di vita dell’attrice salernitana sono state variegate e complesse, e la formazione attoriale è stata sempre proiettata verso lo stile inconfondibile della magia perturbante della lunga tradizione del Teatro napoletano, ma anche toccando il genere musicale e di prosa classico. «In quegli anni frequentai assiduamente una famosa scuola di teatro presso Salerno diretta da Gaetano Stella. Uno dei miei Maestri di allora – racconta la Vitolo – è stato il grande Antonio Casagrande. Tutte le prime opere sono state delle tournée in giro per l’Italia. Negli ultimi tempi, invece, ho collaborato alla messa in scena di “Parenti serpenti” con la regia di Luciano Melchionna. Nel cast dell’adattamento c’è anche il bravissimo Lello Arena. Una tappa della vita difficile da dimenticare».

LA FICTION KOLOSSAL – Dal best seller della scrittrice Elena Ferrante è stata tratta una serie televisiva italo-americana – diretta da un talentoso Saverio Costanzo – molto eterogenea, articolata ed acclamata fin da subito sia dal pubblico e sia dalla critica. Una vicenda di amicizia, un romanzo di formazione e un tessuto romanzesco fitto di contrasti, conflitti e corpi di scena. La maschera personificata da Anna Rita Vitolo è una madre conturbante e multiforme, ricca di turbamenti interiori e sentimenti, sovente, anaffettivi. Quanto è difficile per una madre mostrare il proprio amore verso la progenie? «Il ruolo di Immacolata Greco nella serie è complesso, e lo ricordavo benissimo – dichiara l’artista -, essendo stata una fervida ed attenta lettrice dei quattro romanzi. Immaginavo questa forte figura femminile tanto forte e spesso crudele, poiché i romanzi la raccontavano in maniera attenta e dettagliata, detto ciò sapevo di concorrere per un ruolo importante. Il conflitto madre-figlia è fondamentale per l’intero iter della storia formativa. Dopo aver analizzato la parte Imma, non la vedrei solo come una madre dura e priva di dimostrare amore, ma credo che sia una donna cresciuta vivendo esperienze caratterizzanti. Di fatto ciò che lei conosce trasmette a sua figlia. Elena in futuro potrà rimanere delusa dalla vita, e vuole proteggerla con l’istinto materno. Immacolata non è una donna bella, gli eventi dell’esistenza sono stati perfidi e duri con lei, ed ha un occhio malandato, la zoppia. C’è nella narrazione un’attualità sconvolgente, anzi un’umanità sconvolgente, perché sin dalla notte dei tempi si vive un conflitto tra donne. Il conflitto padre-figlio a tratti è più semplice e scontato, invece, un rapporto fra esseri femminili è più enigmatico ed intrigante. L’invidia provata dalla mamma verso la figlia, può essere una chiave interpretativa forte. Alla fine – a suo modo – sa voler bene, basti pensare alla scena del traghetto. Come ogni genitore Imma era preoccupata ad abbandonare la figlia, sebbene fosse solo per un’estate. Sì, in quel momento, mi son commossa, ed ho provato un grande sbalzo emotivo».