a cura di Rosalba Tello

Luigia Maria Cristina Clemente

POZZUOLI – «Se la incrociate non guardatela negli occhi, quella è una fattucchiera!». Le nostre mamme erano terrorizzate da Madame Luigia, quella bizzarra signora col “tuppo” nero nero che tanto incuriosiva noi bambini del palazzo. Addirittura ci vietavano di salutare la “chiromante”, come veniva perlopiù definita quella donna così misteriosa, originaria di un paese del beneventano (zona di “streghe”). Per circa 20 anni ha vissuto a Pozzuoli, dove riceveva i suoi clienti in via Solfatara. Lì abitavo da bambina, prima che il bradisismo allontanasse per sempre la mia famiglia dalla casa natìa. Ricordo le code di clienti seduti sulle scale ad attendere il proprio turno. Noi “del palazzo” eravamo intimoriti e al contempo intrigati dal suo “studio”, che immaginavamo buio, umido, pieno di scheletri, mummie e uccelli svolazzanti… una sorta di Amelia di zio Paperone, insomma. Mio fratello, che una volta soccorse Madame chiusasi fuori casa, intravide un enorme avvoltoio e ancora racconta divertito l’aneddoto. «Ma no, era “solo” un serpente imbalsamato e fissato su una roccia!», chiarisce oggi Luigia Maria Cristina Clemente, 89 anni portati splendidamente.

A TU PER TU – La “chiromante”, su cui le mie fantasie infantili tanto avevano ricamato, l’ho ritrovata per caso, andando a cena da suo figlio, titolare una piccola trattoria in via Napoli. Vive da un po’ di tempo in un appartamento donato da uno dei suoi clienti, a cui – grazie alle sue doti di rabdomante – fece trovare delle ricche terre. Quando l’ho rivista non nascondo di aver sudato freddo: per un attimo la bambina degli anni 70 che, spaventata dall’aura occulta emanata da Madame, scappava via al suo cospetto, ha preso il sopravvento sulla scettica cronista…ma solo per un attimo. Inaspettatamente l’abitazione di Luigia è luminosa e colorata, ricca di bizzarri oggetti, murales e quadri a lei dedicati, libri, foto, ricordi. Non fosse per un inquietante teschio fermaporte, niente lascerebbe sospettare che ci si trovi in casa di una fattucchiera famosa che ha letto le carte e la mano a migliaia di persone; alcuni clienti, fedelissimi, vengono ancora a trovarla per ricevere benedizioni e rassicurazioni. Ammaliante, preziosamente ingioiellata (è ancora molto vanitosa, come lei stessa ammette), vezzosa con il rossetto rosso e un foulard al collo, ascoltarle i suoi mille aneddoti è davvero un piacere.

Madame, sa che spesso venivo a infastidirla, con la mia altrettanto molesta e malefica vicina di pianerottolo, per chiederle dei limoni? Li usavamo per far fare la pipì alle nostre bambole, ma anche perché eravamo curiose di vederla. Ci perdoni… 40 anni dopo!
(sorride) Di limoni ne avevo tanti perché me li portavano sempre dalla campagna, assieme a molti altri doni. Ho avuto clienti molto generosi. E anche molto importanti: attori, vip, politici, e anche camorristi. Non avevo paura di nessuno, sa? Mi sono tirata su 4 figli da sola. Sono stata tra le prime donne in Italia a chiedere il divorzio, nel 1971. Mio marito si era trasferito a Parigi e conduceva ormai una vita lontano dalla sua famiglia. Una volta venne da me un malavitoso, voleva saltare la fila e con fare aggressivo mi minacciò dicendo che era armato. «Ho la pistola pure io. Attenda il suo turno e stia in silenzio», gli risposi. Lui obbedì. Aveva appena compiuto una rapina, cercava con urgenza una via di fuga e voleva saperla da me. Lo aiutai ma poi informai i carabinieri.

Come mai è venuta proprio a Pozzuoli ad esercitare il suo mestiere?
Sono nata a San Giorgio la Molara, in provincia di Benevento. Quando ero piccola fui affidata a mio zio sacerdote, Francesco Saverio Paradiso, che studiava radioestesia con il pendolo. Io volevo emulare mia zia Carolina, cugina di mamma, che viveva in America: era nientedimeno che la chiromante dei Kennedy e degli Onassis! Ma lo zio si opponeva a questa mia passione, così una volta andai a San Biagio dei Librai e finsi di essere stata mandata da lui ad acquistare un libro per suo conto, pendolo compreso. L’ho studiato tutto di nascosto. Poi nel dopoguerra incontrai un bello spagnolo, ci sposammo subito e avemmo 4 figli. Facemmo per un po’ di tempo i custodi del lido Augusto, ad Arco Felice. Ma al contempo esprimevo il mio talento e ricevevo clienti, poi quando mi separai mi trasferii in via Solfatara con i bambini.

Tra i suoi clienti, chi si è dimostrato più generoso?
Sicuramente l’amante di Achille Lauro, Jole Ferrante, bolognese. Viveva a Posillipo. Mi regalò un collier di diamanti dal valore inestimabile. Aiutai poi delle persone a cercare un tesoro con il pendolo e la forcella di rabdomante. Scavarono con la trivella e lo trovarono. Mi ripagarono con ogni ben di Dio, però informai la Pubblica Sicurezza di questa vicenda. Tra gli innumerevoli aneddoti ricordo quando mi condonarono una multa, a Pozzuoli. Avevo esposto la targa fuori al palazzo “Specialista in lettura della mano” ma non si poteva; il Commissario, prima di sanzionarmi, mi disse che se avessi azzeccato una sua richiesta, molto delicata, mi avrebbe esonerato dalla multa. Non pagai nulla. E tornò con la moglie per approfondire la consulenza.

Anche i camorristi si sono rivolti a lei.
Vero. La moglie di …… ( n.d.r. omettiamo il nome per tutelare Luigia) mi chiamò per far benedire il covo segreto dove si rifugiava il marito. Lei era dolce e amabile. Ricordo che scesi da una botola, sotto una mega-villa. Quella sera incontrai per caso un noto politico dei tempi, era a cena da loro! Quello lì, secondo me, ha fatto più stragi dei mafiosi, altroché (anche qui omettiamo il nome). Poi gente vicino a Pupetta Maresca…

Vedo foto assieme a Pupella Maggio, Bruno Vespa… altri “vip” che ha seguito?
Ricordo con affetto l’amante di Claudio Villa, una sartina che viveva a Posillipo. E poi, negli anni 70, un ministro della Difesa, tradito da sua moglie. Gli dissi di tornare subito da lei e di affrontare l’amante. Così fece, cacciò il rivale la notte stessa e si riprese la sua donna che, pentita, gli chiese perdono.

Oltra a scovare i tradimenti, per cos’altro usa pendolo e carte?
In generale aiuto a stare meglio, togliendo il malocchio; ogni settimana viene qui un gruppo di preghiera. “Sentire” le cose come accade a me è un dono, ma state attenti ai ciarlatani!

Questo suo “dono” è stato mai un peso?
No, anzi. Sono stata una donna felice. Dopo un matrimonio durato 23 anni i corteggiatori – direttori di banca, politici, persone potenti – non mi sono mai mancati. Mi hanno ricoperta di gioielli, fiori, doni. Ho sempre avuto macchine belle e potenti. Lo stesso appartamento in cui vivo mi è stato regalato perché feci fare un ottimo affare a un mio cliente con delle terre.

Dei suoi 4 figli, 10 nipoti e 9 pronipoti solo l’unico figlio maschio ha ereditato la sua “sensibilità”, ma ha scelto tutt’altro mestiere. Legge mai le carte ai suoi familiari?
No no, mai. E se sento qualcosa di negativo lo tengo per me. Anche le cose buone però: una volta diedi i numeri a un cliente e vinse 17 milioni di lire, ma ai miei figli non glieli dico mai!

Ndr. Della serie non è vero, ma ci credo: prima di salutare Luigia scorro la galleria di foto scattate durante l’intervista, tutte perfette, tranne una: quella dei tarocchi. Mi dice: «Ovvio, le carte non si vogliono far fotografare! Anzi, meglio se la cancella, quella immagine» (…detto fatto!).