POZZUOLI – Saranno tantissimi i rappresentanti di comitati e movimenti dell’area flegrea a far sentire la propria voce nella giornata di sabato in occasione della manifestazione nazionale che si terrà a Roma. In prima linea pure i Comitati Acqua pubblica Area Nord-Flegrea; il Comitato “Stop allo scempio ambientale Giugliano” e il Gruppo Mare Ambiente e Territorio Comitato Monachelle. «Da molti anni ci battiamo in difesa del nostro territorio opponendoci ai tentativi di devastazione. Ci siamo schierati a difesa delle fonti idriche per evitare che l’acqua potesse diventare una merce – fanno sapere gli attivisti che in settimana si sono riuniti presso l’ex convitto Monachelle di Pozzuoli – . Abbiamo fatto le barricate contro le discariche per impedire agli speculatori di devastare le nostre terre. Ci siamo presi cura dei beni pubblici in stato d’abbandono per proporre un’idea diversa di società. Delineiamo l’alternativa a partire dai singoli territori che cominciano a dialogare insieme». Da qui la decisione di aderire alla “Marcia per il clima e contro le grandi opere” che si terrà nella Capitale.

LA MANIFESTAZIONE – A muovere le fila dell’evento tutte le associazioni che a livello nazionale si occupano di salvaguardare i territori e di diffondere uno stile di vita più rispettoso nei confronti dell’ecologia. «Le catastrofi naturali non hanno nulla di naturale e non colpiscono tutti nella stessa maniera. Lo vediamo purtroppo quotidianamente e chi sta in basso, infatti, paga i costi del cambiamento climatico e della mancata messa in sicurezza dei territori. È vero fuori dai grandi centri cittadini, dove devastazione e cementificazione distruggono l’ambiente e la natura, ma è vero anche negli agglomerati urbani, luoghi sempre più inquinati in cui persino i rifiuti diventano un business redditizio. È vero non solo dal nord al sud dell’Italia, ma anche dal nord al sud del nostro pianeta. Milioni di migranti climatici sono costretti a lasciare le proprie terre ormai rese inabitabili e vengono respinti sulle coste europee. Nel nostro paese terremotati e sfollati vivono in situazioni precarie, carne da campagna elettorale mentre le risorse per la ricostruzione non sono mai la priorità per alcuna compagine politica. Quando le popolazioni locali, in Africa come in Europa, provano ad opporsi a progetti tagliati sui bisogni di multinazionali e lobby cementifere, la reazione dello Stato è sempre violenta e implacabile. L’unica proposta “verde” dei nostri governanti è di scaricare non soltanto le conseguenze, ma anche i costi della crisi ecologica su chi sta in basso. Noi diciamo che se da una parte la responsabilità di rispondere al cambiamento climatico è collettiva e interroga i comportamenti di ciascuno di noi, dall’altra siamo convinti che i costi della transizione ecologica debbano ricadere sulle spalle dei ricchi, in primis le lobby che in questi anni si sono arricchite accumulando profitti, a discapito della collettività e dei beni comuni», si legge nel comunicato dei promotori della marcia.