POZZUOLI – Qual è il processo creativo di un regista? E soprattutto come si fa un film? Queste sono le domande chiave alla base del documentario «Il vizio della speranza-backstage» di Adriano Morelli e Antimo Campanile (2018). Tale pellicola è stata presentata nel penultimo appuntamento di “Cinemagma – rassegna di film indipendenti” presso il “Teatro Sala Molière”. Alla fine della proiezione il pubblico gremitissimo ha applaudito entusiasta, dopodiché gli spettatori hanno seguito con attenzione e curiosità il dibattito inerente all’analisi del corto filmico e partecipato alla presentazione del libro «Il vizio della speranza» del regista Edoardo De Angelis. Quest’ultimo – presente sul palco insieme ai relatori – ha esplicato l’approccio immaginativo, il sacrificio, e la visione che si cela dietro alla sua «fenomenologia del cineasta».

LE CANDIDATURE – L’artista partenopeo ha ricevuto, per la sua ultima opera, tre candidature ai Premi David di Donatello 2019: Miglior attrice protagonista (Pina Turco); Miglior attrice non protagonista (Marina Confalone); e Miglior canzone originale (Enzo Avitabile). Il docu-film di Morelli-Campanile testimonia e descrive l’atmosfera sul set, e narra un universo immaginifico, ove risiede lo stile e il tessuto empirico del regista.

I RIFERIMENTI FILMICI – Forse, le due più grandi opere create circa l’accezione della Settima Arte sono: «Effetto notte» di François Truffaut e «La finestra sul cortile» di Alfred Hitchcock. La prima racconta in maniera dettagliata le dinamiche surrealiste di un cineasta alle prese con la messa in scena del suo film; mentre la seconda è una metafora dell’immaginario cinematografico, difatti il protagonista James Stewart non è unicamente un fotografo testimone di un delitto, ma è ulteriormente il simbolo dello spettatore, che osserva il dinamismo degli eventi di una storia intrisa di mistero: non è questo il vero senso del cinema? Studiare e vedere storie? Un film nel film che catapulta l’osservatore in un atipico “work in progress” ricco di spunti e di punte creative difformi. Castel Volturno diventa lo scenario magico e plumbeo da raccontare, non è un caso che nel flusso narrativo ci siano scene intrise di realismo e crudezza rafforzata principalmente dal cast composto da attori protagonisti bravi e di talento. Tra gli interpreti della pellicola troviamo: Pina Turco, Massimiliano Rossi, Marina Confalone, Cristina Donadio, Marcello Romolo e Demi Licata (attrice flegrea). Alcune immagini della pellicola di De Angelis rimandano ad una veridicità di prospettiva similare ai Maestri del Cinema italiano come Pier Paolo Pasolini e Claudio Caligari. Per l’accentuazione del focus circa le borgate periferiche, la fotografia “del vero” con colori atipici, pittorici, e alcune scene di droga «archetipo caligariano».

LA SPERANZA – Nell’arte di De Angelis viene mostrata un’indicibile devozione verso il sacro, fintantoché nella struttura scenografica tante sono le analogie rivolte al simbolico e alla spiritualità. Ed ecco la spinta propulsiva verso la laicizzazione del divino, come avveniva nelle tesi di Pasolini. Una simbiotica ed empatica riscoperta verso il divino e il sacro. La speranza può risiedere nella fede? Il mare che crea e distrugge, pulsione di vita e di morte fa venire in mente il finale de «La dolce vita» felliniana con Mastroianni genuflesso sulla spiaggia copioso di esistenza e noia. L’orizzonte del litorale dà ancora speranza? «Felice il popolo, che non ha bisogno di eroi!» (Brecht). Consiglio la visione di entrambi i prodotti, specialmente per i cinefili amanti dei set cinematografici (e non solo).