di Violetta Luongo

montaggio inc
Livia Barbato, Aniello Mormile, Aniello Miranda

NAPOLI – Solo due giorni fa il puteolano, Aniello Mormile, aveva saputo della morte della sua fidanzata la 22enne Livia Barbato e del 48enne di Torre del Greco, Aniello Miranda, la notizia l’aveva turbato e sconvolto. Il dj si trova all’ospedale San Paolo, piantonato dalla polizia penitenziaria, con tibia e perone fratturati e mentre egli si è chiuso in un mutismo, oggi si sono svolti i funerali della 22enne deceduta dopo il tragico scontro di venerdì notte quando la Renault Clio, guidata da Mormile, ha proceduto contromano per cinque chilometri in Tangenziale fino ad impattarsi con la Fiat Panda di Miranda. Nella Chiesa di via Diocleziano il rito funebre per Livia, compostezza, riserbo e intimità la cerimonia che ha raccolto numerosi presenti. A Torre del Greco, alle ore 17.30 nella chiesa di Santa Maria la Bruna, sempre oggi si svolgeranno i funerali di Miranda, marito e padre di un 18enne che ogni tanto andava ad aiutarlo a lavoro ed una figlia 16enne, anche quel giorno il 48enne si stava recando, come ogni giorno a lavoro nel Casertano.

IMMAGINI E TESTIMONI – Contro Mormile il Gip Claudio Marcopido ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Perché con la sua condotta, questa è la tesi, ha causato la morte dei due, l’accusa è di duplice omicidio volontario. Al vaglio, nell’inchiesta condotta dal pm Salvatore Prisco e coordinata dal procuratore aggiunto Nunzio Fragliasso,  le immagini diffuse dalla polizia stradale, quelle realizzate da un automobilista che percorreva la corsia opposta e inviate ad un giornale, nonché le pagine Facebook dei due fidanzati per capire se ci fosse un litigio all’origine della assurda inversione. Secondo alcune immagini un furgoncino, che viaggiava davanti alla Panda, avrebbe coperto la visuale all’operaio di Torre del Greco, e che scanzatosi, avendo visto l’auto in contromano, non avrebbe dato il tempo di fare lo stesso a Miranda.

CONTRO IL MUTISMO DI TUTTI PARLA IL PADRE DI ANIELLO – Gli inquirenti stanno battendo tutte le piste davanti al mutismo di amici e parenti, l’unico a rompere il silenzio è stato il padre di Aniello, Enzo Mormile che personalmente ha telefonato a La Repubblica, soprattutto sperando di arrivare alle famiglie delle vittime: «Aiutatemi a parlare con loro, sono straziato e inchiodato qui. Non ho altro da dire che chiedere perdono a tutti. Per quello che può servire, se potessi andrei a casa loro, anche col rischio di essere linciato, li capirei». E ancora: «Mio figlio non è un mostro, ho il capo cosparso di cenere. Nello pagherà il suo debito con la giustizia e con la sua coscienza e per lui non sarà facile».