Close
Cronaca Pozzuoli Primo Piano

«Ti porto nella stanza dei giochi» Violentata nell’ospedale di Pozzuoli, la 16enne aveva tentato il suicidio

«Ti porto nella stanza dei giochi» Violentata nell’ospedale di Pozzuoli, la 16enne aveva tentato il suicidio
  • Pubblicato21 Febbraio 2026

POZZUOLI – Era vittima di “freezing”, il blocco emotivo e fisico proprio delle vittime di abusi sessuali. La sedicenne che ha subito violenze sessuali all’interno del reparto di psichiatria del “Santa Maria delle Grazie” di Pozzuoli ha trovato il coraggio di denunciare solo grazie al sostegno di psicologi e psicoterapeuti della comunità dove era stata trasferita dopo il ricovero nel “reparto degli orrori”. Un incubo che per la minore si è materializzato nella stanza di un ospedale, nel luogo dove doveva sentirsi protetta e al sicuro. Lì dove l’orco si nascondeva dietro a un camice indossato da un operatore socio sanitario di 56 anni, con un sorriso beffardo che fin dal mattino catturava gli sguardi e la fiducia di una ragazzina fragile, fin troppo fragile a tal punto da aver tentato, qualche settimana prima del suo ricovero, il suicidio lanciandosi dal balcone di casa sua, da un’altezza di sette metri.

LE VIOLENZE – Francesca (nome di fantasia) è stata in Psichiatria tra fine gennaio e inizio marzo 2025. Di lei se ne occupava, in particolare, un operatore socio-sanitario di 56 anni, residente a Bacoli, che aveva mansioni di ogni genere tra cui la somministrazione di farmaci per la terapia a cui era sottoposta, il cambio delle lenzuola e finanche quello del catetere. Attività quotidiana che in poco tempo aveva dato il via a continui abusi sessuali da parte dell’uomo, che a più riprese ha approfittato dello stato di menomazione fisica e psicologica di Francesca, su cui gravava anche l’effetto di psicofarmaci che la rendevano assopita e poco lucida. “Vieni, ti porto a fare una passeggiata, così ti distrai un po’” era l’invito che nascondeva le violenze, secondo quanto è emerso dalle indagini condotte dai carabinieri della stazione di Monte di Procida che hanno ricostruito quei due mesi di inferno.

L’INCUBO – Affetta da un disturbo della personalità, Francesca aveva riposto la sua fiducia in quell’uomo di quarant’anni più grande che aveva sempre una parola dolce per lei e che, ogni mattina, le portava la colazione in stanza e il frappè la sera prima di andare a dormire. Poi, una volta lontani da occhi indiscreti e quando la madre della giovane si allontanava dall’ospedale, l’orco scatenava tutta la sua perversione. Francesca sarebbe stata più volte abusata sessualmente in una stanza adibita a mensa, all’interno del “Santa Maria delle Grazie”. Un disegno perverso che, nei progetti dell’uomo, doveva andare avanti nel tempo “Quando poi stai meglio, vieni a casa mia, quando non ci sono mia moglie e i miei figli, e ti porto nella stanza dei giochi”. Una volta dimessa dall’ospedale, l’uomo ha continuato a cercare la vittima inviandole messaggi tramite WhatsApp attraverso i quali le chiedeva anche foto e video di parti intime “sei bellissima tesoro, sei parte di me”; “sei un femminone”; “ti è dispiaciuto per le coccole?”. Un incubo venuto fuori solo nei mesi scorsi quando, durante il ricovero presso una comunità di riabilitazione, Francesca ha potuto parlare e raccontare quanto accadeva tra le pareti di quel reparto di psichiatria dove nessuno si sarebbe mai accorto di nulla. Fondamentali sono stati i colloqui che la sedicenne e sua madre hanno avuto con psicologi e psicoterapeuti e che hanno spinto la vittima a denunciare tutto ai carabinieri della stazione di Monte di Procida che hanno poi chiuso il cerchio intorno al