di Alessandro Napolitano

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Nicola Palumbo, 50 anni, detto “Faccia abbuffata”

QUARTO – Sono stati convalidati gli arresti nei confronti di Nicola Palumbo detto “Faccia abbuffata”, del 31enne Giuliano Palumbo, incensurato residente a Marano e Antonio Fruttaldo, 51enne residente a Quarto. I tre sono finiti in manette la settimana scorsa. Secondo la Direzione Distrettuale Antimafia avrebbero chiesto ben 10mila euro all’assegnatario di un alloggio popolare, in un primo momento assegnato ad Antonio Fruttaldo. Quest’ultimo nonostante vivesse in una casa privata di sua proprietà e tra il 2000 e il 2013 l’aveva sub-affittata per 125 euro al mese alla persona che poi è diventata vittima di estorsione. Una incompatibilità emersa durante un censimento comunale, che portava l’uomo a perdere la disponibilità dell’appartamento che veniva assegnato al nucleo familiare della vittima, facendo scattare la richiesta da 10mila euro. Se la vittima non avesse versato i soldi non avrebbe potuto abitare nella casa che gli era stata consegnata dal Comune.

 IL RITORNO IN CELLA Dopo due anni, dunque, Nicola Palumbo ritorna in cella. Era stato scarcerato nel gennaio del 2013, dopo dieci anni di detenzione. In manette ci era finito nel 2003 nell’ambito dell’inchiesta sulle estorsioni del clan Longobardi-Beneduce all’interno del mercato ittico di Pozzuoli. L’allora 39enne venne arrestato assieme a numerosi affiliati al clan, tra cui lo stesso Gennaro Longobardi che sta ancora scontando una pena a 13 anni. Secondo l’Antimafia di Napoli, Nicola Palumbo, detto “Faccia abbuffata”, sarebbe uno dei personaggi principali dell’ala quartese del clan, meglio noti come “Quelli del Bivio” e di cui avrebbero fatto parte anche Salvatore Cerrone, ritenuto il capo indiscusso del gruppo e conosciuto come “Totore ‘o biondo”. Un soprannome identico a quello di un altro personaggio di spicco, Salvatore Pagliuca, ritenuto il braccio destro del boss Longobardi.

L’AFFRONTO – La sua presenza all’interno del clan e più precisamente nell’ala quartese più vicina a Longobardi non sarebbe stata ben vista dalla “fazione” rimasta fedele a Gaetano Beneduce. Tutto accadeva proprio durante la fase più acuta dello scontro interno al clan tra le due opposte fazioni. Al punto che lo stesso Palumbo sarebbe stato “tradito” da uno dei fratelli di Gaetano Beneduce, finendo in carcere. Per “lavare” l’affronto si sarebbe anche deciso di ammazzare chi aveva “lavorato” per togliere di mezzo per un po’ di tempo Nicola Palumbo.

PARLA IL PENTITO – A raccontarlo è stato il collaboratore di giustizia Francesco De Felice: «Effettivamente all’epoca vi erano già dei dissapori tra il Longobardi e il Beneduce. Quest’ultimo, dopo la scarcerazione, era rimasto rinchiuso in casa proprio per timore. Occorre sapere che il Beneduce, prima di uscire dal carcere, parlando con Nicola Palumbo, detto facciabuffata, presso il “padiglione Napoli” del carcere di Poggioreale, gli aveva rivelato che a farlo arrestare era stato il proprio fratello[…]Successivamente, il Longobardi, Garofalo Ottavio, Cerrone Salvatore e Palumbo Nicola stesso dissero al Beneduce che, per farsi perdonare lo “sgarbo” fatto dal familiare, avrebbe dovuto uccidere il fratello, e che, se non se la fosse sentita, l’avrebbero fatto loro. Il Beneduce aveva sempre rinviato l’esecuzione di quanto, invece, si era impegnato a fare, ora con una scusa ora con un’altra. Fu per questo che i soggetti di cui sopra, successivamente, invitarono il Beneduce a un incontro, ma il Beneduce, che è persona molto furba, preferì non andare, accampando la scusa che egli, ormai, avendo incassato un premio assicurativo molto elevato, aveva deciso di rimanere “fuori dai giochi” e appartato a godersi la vecchiaia. I suddetti soggetti, allora, si recarono a casa del Beneduce e lì Garofalo Ottavio, come ho già riferito in altro interrogatorio, ebbe a dargli uno schiaffo, dicendogli: “Di’ ai tuoi fratelli di fare i bravi e di farci stare quieti”».