Foto di Enzo Buono

POZZUOLI – La comunità di Pozzuoli ha risposto ‘presente’ e ha preso parte questa mattina al sit-in organizzato dai sindacati di polizia nella villa comunale dedicata alla memoria di Pierluigi Rotta. In tanti sono accorsi, infatti, davanti al commissariato per esprimere la vicinanza ai familiari del giovane poliziotto puteolano ucciso nella sparatoria a Trieste insieme al collega Matteo Demenego. Il dramma si consumò il 4 ottobre del 2019 in Questura. La manifestazione, promossa nella città flegrea, è stata organizzata contemporaneamente alla nuova udienza alla Corte d’Assise di Trieste del processo a carico di Alejandro Augusto Stephan Meran, il cittadino dominicano accusato di aver ucciso i due agenti. Al centro del dibattito gli esiti della perizia psichiatrica svolta su Meran e disposta dalla Corte d’Assise.

LA PERIZIA –  Processabile, ma non imputabile. Lo si legge nella perizia psichiatrica disposta dalla Corte d’Assise di Trieste e sulla quale la stessa Corte si pronuncerà oggi. Da qui l’idea della Segreteria Provinciale Siap di Napoli di promuovere il sit-in per reclamare giustizia. «Il rischio concreto è che l’esito della nuova perizia a cui è stato sottoposto sancisca che l’assassino al momento del fatto “non era capace di volere”. Ciò porterebbe Meran, sulla base dell’articolo 88 del codice penale, a non essere imputabile, pertanto non processabile e dunque non condannabile. Per il duplice omicida non si prospettano ergastolo o carcere, bensì una misura di sicurezza in una struttura specifica. Noi non vogliamo vendetta, ma giustizia».

L’APPELLO DEL SINDACATO AUTONOMO DI POLIZIA – All’esterno del tribunale a Trieste alcuni rappresentanti di sindacati di polizia, come Fsp e Adp, hanno organizzato un presidio. Il SAP – Sindacato Autonomo di Polizia – ha partecipato, invece, all’udienza. «Il SAP oggi era presente all’udienza per il processo all’autore dell’orrendo omicidio dei poliziotti Pierluigi Rotta e Matteo Demenego. In aula il Segretario Provinciale di Trieste Lorenzo Tamaro ed il Segretario Aggiunto di Trieste Simon Carfi – fa sapere in una nota il segretario provinciale, Lorenzo Tamaro – Inoltre presenti anche il SAP di Udine con Nicola Tioni, quello di Gorizia con Pino Flavio, quello di Tarvisio con Michele Montagnese, tutti giunti a Trieste per rappresentare lo sdegno e la contrarietà dell’intero Paese e della Regione Friuli Venezia Giuglia su quanto sta accadendo. Il SAP è stato presente a tutte le udienze, alcune volte in solitaria. Oggi, come in quelle precedenti, la presenza del SAP in Tribunale è stata composta, silenziosa, ma altrettanto assordante. Ci siamo astenuti, per rispetto verso la Magistratura, alle manifestazioni di piazza, quelle con le nostre bandiere ed i nostri simboli. Permane in noi la ferma determinazione che quanto potrebbe essere deciso, potrebbe non soddisfare chi rappresenta gli operatori di polizia, le famiglie delle vittime, la città di Trieste e tantomeno il resto d’Italia. Tutti abbiamo ben chiare le immagini di Stephan Meran che con determinazione, scaltrezza e lucidità, dopo aver ucciso i due agenti, guadagnava l’uscita della Questura sparando contro altri poliziotti, cercando di rubare un’autovettura della polizia, sparare ancora contro altri agenti, quelli della Squadra Mobile e dell’Upgsp, per poi venire da loro neutralizzato. Lo ripetiamo fino allo sfinimento: non vogliamo assolutamente vendetta, ma giustizia sì! La pretendiamo! Vogliamo la stessa giustizia, quella chiesta a gran voce dai massimi vertici della polizia e non solo, più volte, anche nelle cerimonie ufficiali. Giustizia, quella che un fatto così grave, come quello accaduto quel maledetto 4 ottobre, impone in maniera assoluta, senza attenuanti e scusanti. Il rispetto dei nostri caduti e di quelli “sopravvissuti”, oltre che delle famiglie e di tutta la brava gente, passa anche sulla credibilità della parola “giustizia”, che deve essere un valore e non una parola vuota di contenuti da pronunciare su qualche palco di qualche commemorazione o cerimonia. La giustizia per Pierluigi Rotta e Matteo Demenego non può essere relegata ad un omaggio floreale, a delle lacrime versate oppure a belle, toccanti, quanto inutili parole. Il SAP sarà vicino alle famiglie delle vittime non solo moralmente, ma fattivamente durante tutto il percorso giudiziario. Va fatta giustizia e noi lotteremo per ottenerla».