QUARTO – Inizierà il prossimo 6 maggio il processo che vede tra i 22 imputati l’ex consigliere comunale eletto tra le fila del Movimento 5 Stelle Giovanni De Robbio, nonché sei dei componenti della famiglia Cesarano, a capo dell’omonima holding delle pompe funebri. Con loro anche l’ex consigliere ed assessore dei Ds Mario Ferro e Giulio Intemerato. Le accuse sono a vario titolo di tentata estorsione e voto di scambio, reati aggravati dalla finalità mafiosa.

LE PARTI OFFESE – Due le parti offese: l’ex sindaco di Quarto Rosa Capuozzo e Angelo Tarantino, quest’ulrtimo titolare dell’omonima ditta di onoranze funebri. Diversi i filoni di indagine che si sono intrecciati e che secondo i pm antimafia titolari dell’inchiesta, John Henry Woodcock e Maria Di Mauro, avrebbero visto l’interessamento del clan Polverino, tramite i Cesarano, all’esito delle elezioni amministrative del 2015, quelle che videro la schiacciante vittoria dei 5 Stelle e l’elezione della Capuozzo a primo cittadino. A fare incetta di voti fu Giovanni De Robbio, che riuscì ad ottenere ben 955 preferenze.

LE MANI DEI POLVERINO SUL VOTO – L’uomo, secondo i magistrati, sarebbe stato una sorta di Cavallo di Troia per far portare gli interessi della malavita nel Palazzo. «Questo De Robbio noi abbiamo fatto l’accordo con lui – dirà al telefono il figlio di Alfonso Cesarano – ci siamo seduti al tavolo papà, Mario Ferro, De Robbio, si sono seduti, hanno parlato, hanno chiacchierato, hanno concordato diciamo delle cose loro, hanno parlato di tutte le cose e noi gli abbiamo detto che gli avremmo dato una mano, hai capito? Non ti preoccupare ti diamo noi una mano a vedere i voti che devi avere». A far scattare il primo filone di indagine fu una denuncia di Angelo Tarantino presentata mesi prima delle elezioni, e riguardante presunte ingerenze nella sua attività da parte dei Cesarano. Dalle intercettazioni, poi, si arriva a scoprire – sempre secondo la tesi dell’accusa – che la camorra voleva mettere le mani sulla gestione dello stadio Giarrusso di Quarto e sul cimitero.

LE MINACCE AL SINDACO – Ad essere minacciato da De Robbio sarebbe stato l’allora sindaco, sul quale gravava la spada di Damocle di un sottotetto della sua abitazione privata ritenuto abusivo dal Comune. De Robbio avrebbe fatto pressione sul primo cittadino, facendogli intendere che avrebbe potuto risolvere la cosa tramite alcune sue conoscenze, come l’imputato Giulio Intemerato. La Capuozzo sarebbe stata dunque “invitata” ad essere meno rigida nelle sue scelte politiche. In più occasioni De Robbio le avrebbe mostrato una foto aerea del sottotetto “incriminato”.

GLI INTERROGATORI – In uno degli interrogatori resi davanti al pm Woodcock, l’ex fascia tricolore raccontò: «E’ evidente che De Robbio facendomi vedere le foto della casa di mio marito intendeva controllarmi, in questo senso anche io stessa ho usato il termine ricatto» aggiungendo che in occasione della terza volta che le mostrò l’immagine «Ho percepito fino in fondo la sua intimidazione, ed ero davvero esasperata». Ed ora, a distanza di quasi quattro anni da quei fatti che travalicarono i confini cittadini per diventare un caso politico nazionale, arriva il processo.