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QUARTO – Era stata ampiamente prevista la fumata nera durante il consiglio comunale convocato per oggi. A mancare, per ben due volte, è stato il numero legale. Il presidente dell’assise, Anna Perotti, non ha potuto far altro che rimandare tutto alla seconda convocazione, prevista per lunedì  7 novembre.

MAGGIORANZA ASSENTE – Ma a far mancare i numeri è stata la stessa maggioranza, assentatasi in massa per la partecipazione ad un funerale in seguito ad un grave lutto che ha colpito il consigliere Giovanni Santoro. Al secondo appello, un’ora dopo il primo, c’erano appena cinque presenti: buona parte dell’opposizione. Gran parte della maggioranza non si è neppure presentata, così come lo stesso primo cittadino, ben sapendo che i numeri non c’erano, grazie allo “scherzetto” dell’opposizione. La stessa che ora sta tenendo sulle spine l’amministrazione Capuozzo.

NUMERI SEMPRE RISICATISSIMI – A guidare i “rivoltosi” Antonio Brescia, seguito  – seppur con una certa autonomia, – da Vincenzo Biondi, Francesco Passaro e Maria Russolillo. Tutto ruota attorno al fatidico “13”, il numero minimo per poter dar vita ai lavori consiliari in prima convocazione, quando è necessaria la maggioranza della metà più uno sui 24 consiglieri eletti. Oggi in aula ce ne sono soltanto 16, dopo le dimissioni di Salvatore Santoro. Al suo posto è pronto a fare il suo ingresso in consiglio comunale Umberto Traverso della civica Uniti per Quarto. C’è però bisogno di una surroga, da approvare in un consiglio senza maggioranza. Un cane che si morde la coda, dunque. Se il futuro consigliere non viene ufficializzato, la maggioranza non c’è; ma senza maggioranza non si può surrogare alcun consigliere.

I RIVOLTOSI – Non resta che affidarsi alla seconda convocazione, per la quale è sufficiente la maggioranza di un terzo dei consiglieri e dunque di 8 presenti. Se le cose dovessero rimanere immutate, il sindaco Capuozzo potrà contare su una maggioranza sempre ai limiti. Basterebbe una sola assenza per costringere a rimandare i lavori alle relative seconde convocazioni, quelle con maglie più larghe per potersi insediare. Un problema non solo aritmetico, ma soprattutto politico. Risolvibile soltanto con un ulteriore allargamento della maggioranza, “accontentando” chi oggi è rimasto fuori dai giochi: Brescia o Biondi, entrambi senza alcun rappresentante in giunta. Oppure con un rimpasto dell’esecutivo, proprio ora che il “sestetto” di assessori è stato completato.