QUARTO«Questa è la lista». Era così che Salvatore Liccardi, alias “Pataniello” mostrava orgoglioso i nominativi dei commercianti da taglieggiare. Di fronte a lui Roberto Perrone, ex braccio destro di Giuseppe Polverino poi diventato collaboratore di giustizia. E’ il dicembre del 2008, e in corso ci sono le riscossioni delle “rate” di Natale. Tra le vittime del clan anche un imprenditore attivo nel campo della grande distribuzione.

Salvatore Liccardi, detto “Pataniello”

GLI AFFARI INTERCETTAI DALL’ANTIMAFIA – All’organizzazione deve una cifra non da poco: ben 15mila euro. I due, Liccardi e Perrone, vengono intercettati dalle cimici installate dai carabinieri su disposizione della Direzione distrettuale antimafia di Napoli. «Si è allargato da tutte le parti?» chiede Perrone, riferendosi ai numerosi punti vendita che l’imprenditore sta aprendo. «Questa è la lista – risponde Liccardi – punto». Dopo una fragorosa risata, Pataniello aggiunge: «Vediamo di farglielo benedire hai capito. Il venerdì ce li prendiamo questi 15 euro dalla tasca, lui ce li da».

L’IMPERO COSTRUITO CON IL RACKET – Una cifra, quella pronunciata da Salvatore Liccardi, ovviamente falsata, da moltiplicare per mille. Soltanto un esempio tra i tantissimi casi di estorsione messi in atto dal clan ai danni dei commercianti di Quarto. Canoniche le “scadenze” per i pagamenti, così come avviene per tutte le altre organizzazioni camorristiche: a dicembre, ad agosto e a Pasqua. A conti fatti, l’imprenditore quartese avrebbe dovuto versare nelle casse del clan 45mila euro l’anno. Una cifra importante, ma soltanto una briciola dell’enorme impero messo su, anche grazie alle estorsioni, dal clan Polverino.