QUARTO«Nemmeno i camorristi fanno questi gesti». Si conclude con una clamorosa gaffe l’intervento del consigliere Salvatore Di Mare, il “protagonista” dellultimo consiglio comunale che aveva come unico ordine del giorno proprio la causa ostativa a ricoprire la propria carica elettiva.

VELENO SUGLI SGOMBERI – Il riferimento di Di Mare, vero e proprio scivolone lessicale, è al contenuto delle missive inviate dal Comune ed indirizzate agli inquilini che, come lo stesso Di Mare, occuperebbero box auto senza averne titolo, nonché al piano di dismissione degli alloggi popolari. Popolare come l’abitazione in cui vive Di Mare dal 1984, anch’essa oggetto del piano di alienazione. Contro l’ordine di sgombero del garage, Di Mare d altre 29 famiglie hanno fatto ricorso in Tribunale, facendo scattare l’iter per accertare l’incompatibilità tra la carica di consigliere e ricorrente contro l’ente: chi ricopre tale incarico elettivo, infatti, non può avere pendenze legali  con il Comune che lo vede amministratore.

DUE ORE DI BATTIBECCHI – Secondo il consigliere, il contenuto delle comunicazione sarebbe da “terrorismo psicologico” per intimorire gli inquilini. Un linguaggio non andato per nulla giù al sindaco Antonio Sabino che ha contrattaccato: «Questa terminologia, in quest’aula dedicata a Peppino Impastato, non la voglio sentire. La invito ad avere un tenore più equilibrato». Scintille e toni alti, con accuse tra i banchi di opposizione e maggioranza, sono andati avanti per circa due ore. Fino a quando si è votato per concedere a Di Mare gli ultimi dieci giorni a disposizione per rimuovere la causa ostativa, ossia il ricorso ai giudici.

“ATTACCO PERSONALE” – Di Mare, stando almeno al contenuto delle sue controdeduzioni, pare non abbia alcuna intenzione di tornare suoi passi. Anzi, punta sottolineare che il tutto abbia un sapore squisitamente personale nei suoi confronti: «Sono pervenuto, dopo un’attentissima e ponderata valutazione del caso, alla conclusione di essere stato individuato, non so perché, come il bersaglio di un attacco  politico-amministrativo, i cui responsabili e mandanti non possono tuttavia ritenersi estranei all’amministrazione – aggiungendo che le ordinanze di sgombero – hanno funto anche da mero espediente utile a far sorgere un potenziale conflitto».