di Alessandro Napolitano

Controlli-Carabinieri
Lo zio del “Barone” è ancora introvabile

QUARTO – E’ introvabile da anni ed anche martedì, quando il giudice ha letto la sentenza che lo condannava a 25 anni di carcere, lui non c’era. Non è un affiliato qualunque, Antonio Polverino. Ad iniziare con il suo legame di sangue. Zi’ Totonno, così come è meglio conosciuto nell’ambiente, è lo zio di Giuseppe Polverino, indiscusso capo del clan che porta il suo nome.

“SENZA DI LUI NON SI DECIDE NULLA” – Secondo numerosi collaboratori di giustizia zi’ Totonno sarebbe stato, e forse lo è ancora, il reggente del clan durante le “assenze” del nipote dovute sia agli arresti che alla lunga latitanza in Spagna, terminata con l’arresto in grande stile a Jerez de la Frontera nel maggio del 2012. Già 13 anni fa il pentito Salvatore Izzo diceva di lui: «Le decisioni più rilevanti non si assumono, se non dopo aver ascoltato Zi’ Totonno e, comunque, certamente non contro la sua volontà». Aggiungendo: «Si tratta della persona che attualmente costituisce il punto di riferimento dei componenti del clan».

PIZZINI PER COMUNICARE COL NIPOTE – Diversi anni dopo, la collocazione di Antonio Polverino all’interno del clan non sarebbe mutata. Nel 2010 un altro collaboratore, Domenico Verde, spiegava come gli affiliati al clan rispondessero direttamente zi’ Totonno il quale era «reggente in assenza di Giuseppe Polverino, o anche direttamente a quest’ultimo mediante missive criptate». Un uomo potentissimo, dunque che nonostante la sua età – ben 71 anni – da lungo tempo riesce a sfuggire alle forze dell’ordine, rimanendo un punto di riferimento per gli affari del gruppo criminale.