POZZUOLI – «Gentile direttore, mi chiamo Francesco Lauro, abito nei 600 alloggi di Monterusciello e voglio raccontarti il mio calvario…Il 31 dicembre io e mia moglie ci facciamo i tamponi per trascorrere il Capodanno dai miei suoceri con tranquillità e risultiamo negativi. Il giorno 1 facciamo un altro “fai da te” per trascorrere questo giorno insieme ai miei, anziani con terza dose ma patologici, fortunatamente negativi. Il giorno 2 al ritorno da lavoro mia moglie avverte dei sintomi riconducibili al covid, avendo una buona scorta di tamponi ce li facciamo tutti e risulta positiva. Subito si mette in isolamento e avverte il giorno dopo il medico curante che la mette in piattaforma, ma dato che i tempi di attesa sono alti e avendo 2 figli in casa iniziamo ad andare in apprensione, poiché vogliamo certezze anche per iniziare cure adeguate per il covid. Quindi il giorno 4 ci rechiamo da Emotest per un molecolare, la sera arriva l’esito positivo e inizio ad avere qualche sintomo anche io per fortuna molto lieve. Poi faccio un test veloce e risulto positivo anche io. Il calvario aumenta, devo isolarmi anche io dai bimbi per quello che può servire.»

«Il giorno dopo spiego la situazione al medico e dato che non me la sento di andare in farmacia o in un laboratorio per accertare la mia positività, faccio uno in casa certificato, e il medico mi inserisce in piattaforma. Il giorno 6 i bimbi si svegliano con raffreddore e mal di testa, facciamo il tampone positivi anche loro, chiamo protezione civile, 118, 113, Vigili urbani, medico di guardia, ma nessuno mi sa dire come fare per portare i miei figli a fare un tampone certificato visto che io e mia moglie essendo positivi e avendo anche i sintomi non possiamo uscire da casa. Tutti mi davano ragione, ma nessuno mi poteva dare una soluzione, poiché non preparati ad affrontare una situazione del genere. Il medico di guardia mi ha detto di stare tranquillo poiché ai bambini difficilmente gli succede qualcosa, dandomi una terapia di sola Tachipirina e consigliandomi di reperire il pediatra (riuscito a rintracciare tramite l’assistente di studio).»

«Ieri, trascorsi 5 giorni dal contatto con mia moglie in via ufficiale (ma dal tampone fatto in casa sono 7) mi reco al drive in pur sapendo che senza messaggio di convocazione non avrebbero fatto il tampone ai miei figli per appurare la loro positività. Effettivamente non glielo fanno. Dopo una discussione anche accesa a cui chiedo scusa agli operatori che purtroppo sono inermi a tali eventi, chiedo se possono vedere se c’è la convocazione per me e mia moglie e qui scopro che in piattaforma risulta solo mia moglie. Uno di loro mi dice che io legalmente potrei andare in farmacia per fargli fare un tampone. Cosi faccio adottando le misure ancora più eccessive distanziandomi dalle persone il più possibile con guanti e ffp2, riescono a fare il tampone, il cui risultato ha dato esito negativo, sicuramente mi ha rasserenato, ma a questo punto loro per l’Asl non risultano mai stati positivi, quindi soggetti da vaccinare che hanno 6 anni e 8anni. In tutto questo devo ringraziare quanti ci hanno reso una mano per tutte le esigenze che ci occorrevano, le istituzioni molto probabilmente impreparati nonostante i due anni di pandemia, assenti totalmente. La mia considerazione è che questa ondata sarà sempre più difficile da controllare se si verificano situazione del genere, poiché non tutti hanno la stessa coscienza oppure per paura di esser bloccate le proprie attività non si autodenunceranno mai e in parte non gli do tanti torti».