POZZUOLI – Era la mattina del 24 dicembre dello scorso anno quando i carabinieri stanarono in un villino di Pescopagano il 31enne Carlo Avallone, sorvegliato speciale irreperibile da 5 mesi. Prima di quel giorno i quartieri della città di Pozzuoli furono messi a ferro e fuoco da stese, agguati, gambizzazioni, estorsioni e raid incendiari. Nel mirino di una banda di cani sciolti finirono il controllo delle piazze di spaccio di Monterusciello e Licola Mare, le attività commerciali e perfino il mercato del pesce di Pozzuoli. A Carlo Avallone attribuimmo il soprannome di “fantasma” perchè si é sempre reso irreperibile prima e dopo ogni episodio criminoso; “boss” perchè aspirava a diventare tale e nei quartieri avevamo appreso la nascita di un gruppo di piccoli criminali affascinati dalla follia di quest’uomo, uno dei peggiori modelli (come tanti camorristi) da cui i giovani non devono prendere come esempio.

GLI EPISODI – Avallone attualmente è detenuto nel carcere di Benevento e sulla sua testa pendono le accuse di tentato omicidio, tentata estorsione, danneggiamento e detenzione e porto illegale in luogo pubblico di armi da guerra, tutti aggravati dal metodo mafioso. Il tentato omicidio è quello del 23 novembre ai danni di Raffaele Grieco detto “Pallone”, fedelissimo del boss Gennaro Longobardi, finito sotto una raffica di mitra mentre si trovava fuori al “Caffè Prestige” in via Umberto Saba, a Monterusciello.

“A POZZUOLI COMANDO IO” – E proprio nel quartiere si consumò anche la tentata estorsione ai danni di uno dei figli del “malacarne”, venditore ambulante presso il mercatino di Monteruscello, che Avallone aveva cercato di costringere a consegnargli l’incasso dello vendita del caffè, puntandogli una pistola contro ed esclamando “a Pozzuoli comando io, i soldi del caffè me li devi dare a me”. Poco dopo, la stessa sera dell’agguato a “pallone”, il furgone del giovane fu crivellato di proiettili in via Pasolini.

“QUEI CORNUTI DEVONO MORIRE” – Mesi in cui furono bersagliati dai proiettili un autolavaggio in via Montenuovo Licola Patria, una sala slot a Licola e numerose furono le “stese” tra i lotti popolari di Monterusciello dove furono presi come bersagli i reduci del clan Longobardi. Due pusher furono gambizzati nei “600 alloggi” dove furono arrestati tre giovani ritenuti i fedelissimi del “fantasma”: Marco Gelminno alias “spaghetto”, Massimiliamo Ferri e Gabriele Sgamato alias “biella”. Una guerra ai Longobardi testimoniata da un’emblematica frase che Avallone pronunciò al titolare di un bar “Dicci a questi cornuti che devono morire”.

L’ARRESTO – La cattura arrivò la mattina del 24 dicembre grazie al reparto speciale dei GIS e dei carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Pozzuoli che stanarono il 31enne in un villino dove si era rifugiato con parenti e amici. Qualche giorno prima due uomini incappucciati e con mitra minacciarono i venditori del mercato del pesce di Pozzuoli a cui chiesero il “pizzo”. Insieme ad Avallone finì in carcere anche Vincenzo Viola, un altro suo fedelissimo, il suo braccio destro a Licola mare, quartiere in quei giorni teatro di stese e raid armati per il controllo del traffico di droga.