di Alessandro Napolitano

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Il bus precipitato dalla A16 Napoli-Canosa

POZZUOLI – Era già tornata a casa Antonietta Ceriola, la funzionaria della Motorizzazione arrestata lo scorso 30 luglio nell’ambito dell’inchiesta sulla tragedia di Monteforte Irpino del 2013. Dove morirono 40 persone, quasi tutte di Pozzuoli, che viaggiavano su un bus poi precipitato dal viadotto Aqualonga. Nei confronti della donna, difesa dall’avvocato Massimo Preziosi, giovedì si è pronunciata la Corte di Cassazione, annullando la decisione del Tribunale del Riesame. La donna era finita in carcere assieme ad altre due persone, il collega Vincenzo Saulino, ingegnere addetto alle revisioni e il proprietario del mezzo, Gennaro Lametta, titolare della Alam Viaggi di Giugliano e difeso dagli avvocati Sergio Pisani e Giuseppe Siciliano per la parte legale penale e civile (Lametta è assistito anche dal consulente tecnico Eugenio Rapinese, il perito Massimiliano Canellini e l’ingegnere Vittorio de Riso Di Carpinone).

DOMICILIARI – Dopo mesi di carcere ora si trovano tutti agli arresti domiciliari. Le accuse sono, a vario titolo, di falso in atto pubblico, omicidio plurimo colposo e disastro colposo. L’ipotesi della Procura di Avellino è che sul bus Volvo non sarebbe mai stata effettuata alcuna revisione e che i documenti che invece affermavano il contrario sarebbero stati contraffatti. Nella stessa inchiesta sono coinvolti anche 6 funzionari di Società Austostrade per l’Italia. Il distacco di un componente della trasmissione avrebbe tranciato i cavi dell’impianto frenante. Il bus sarebbe poi volato giù da un’altezza di 30 metri dopo aver sfondato i New Jersey posti ai margini esterni della corsia che, altra ipotesi al vaglio, sarebbero stati fissati in maniera non idonea all’asfalto.