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L’artista Antonio Testa all’opera

di Violetta Luongo
POZZUOLI –
Ci sono voluti 40mila chiodi per il suo Cristo Velato. E dopo tanti mesi di lavoro, mentre con pazienza e crescente emozione la vedeva prendere forma, la scultura è finita. L’espressività, i panneggi e il volto accennato e celato sotto al velo, non ha tralasciato proprio nulla l’artista Antonio Testa nel riproporre, in chiave personalissima, l’opera marmorea della cappella San Severo di Napoli.

IL CRISTO VELATO DI NAPOLI – Una delle opere più suggestive al mondo del napoletano, Giuseppe Sanmartino, che in un unico blocco di marmo ha realizzato il Cristo morto coperto da un sudario. Ed è proprio nel velo che c’è tutta la poeticità, l’emozione e il pathos dell’opera, un velo che invece di nascondere gli arti martoriati li espone ad una maggiore nudità. Quasi palpabili i segni della crocifissione, dal costato trafitto dal Longino ai fori dei chiodi su mani e piedi alla vena gonfia della fronte costretta, fino ad un attimo prima, a indossare la corona di spine. Nonostante la ovvia staticità del corpo morto, l’opera è altamente dinamica proprio grazie al sudario che scivola dolcemente sul Cristo.

UNA NUOVA SFIDA – Dopo la sua “Pietà”, che gli costò 8 mesi di lavoro e l’uso di 60mila chiodi, Testa si è cimentato in una nuova ed ardua sfida, trasformando il marmo di Sanmartino in rilievo metallico, materico, tattile ed espressivo. Un’opera individuale divenuta, col passare del tempo, collettiva, ogni chiodo racconta una storia, il passaggio di tanti puteolani che hanno lasciato un’impronta sulla scultura. Ed è così che Testa ha voluto condividere con la sua città l’opera ed è quello che farà il 20 marzo alle ore 17.30 nella cattedrale del Rione Terra per l’inaugurazione del suo Cristo Velato: Misterium Crucis.

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