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“Pozzuoli odia i giovani”: al via la mobilitazione dei gruppi giovanili e politici puteolani

“Pozzuoli odia i giovani”: al via la mobilitazione dei gruppi giovanili e politici puteolani
  • Pubblicato17 Ottobre 2022

POZZUOLI – Si riuniranno venerdì 21 ottobre, al Factory, alle ore 18.00, i gruppi giovanili che hanno aderito alla campagna “Pozzuoli odia i giovani”, che si pone l’obiettivo di promuovere spazi di aggregazione e di confronto in città. «In questa città i giovani ci sono – si legge dalla nota dei gruppi politici Pozzuoli Ora, Pozzuoli in comune e Potere al Popolo – e per questo abbiamo deciso di avviare una vera e propria campagna di sensibilizzazione sul territorio fatta di assemblee, appuntamenti pubblici e proposte da presentare all’amministrazione: #pozzuoliodiaigiovani. Stiamo declinando a livello locale alcuni temi di una campagna nazionale di respiro più ampio, #litaliaodiaigiovani, che ci ha messo in contatto e in relazione con tanti altri comuni in tutta la penisola che vivono problemi simili».

LE PROPOSTE – Aule studio, biblioteche, sale di co-working, spazi dedicati alla musica ed un teatro pubblico: questi sono i primi strumenti di aggregazione sociale di cui un comune come Pozzuoli dovrebbe dotarsi per crescere cittadini che credano nella comunità e mettano avanti il bene collettivo e, in particolare, per non far fuggire i più giovani. Come prima tappa di questo percorso, si è deciso di concentrare l’attenzione sul concetto di abbandono. È stato fatto indicando con striscioni cosa “non sono” diversi spazi pubblici abbandonati in città: “Questo non è un Teatro”. “Questa non è un’aula studio”. “Questo non è uno spazio sociale”. «Con “Ceci n’est pas une pipe”, Renè Magritte apriva gli occhi nei confronti del tema della rappresentazione – si legge ancora nella nota – Noi oggi rivendichiamo questa provocazione artistica in campo sociale: non siamo soddisfatti dell’immagine che viene data alla nostra Città. Abbiamo bisogno di spazi di aggregazione da cui poter sviluppare progetti, idee o semplici esperienze di vita pubblica, altrimenti destinata a congelarsi in un modello privo di qualsiasi tipo di ispirazione e coinvolgimento, un modello di cui siamo stufi. Abbiamo bisogno di una città che si prenda cura della giovinezza, al di fuori dei dati anagrafici. Abbiamo bisogno di una città che stimoli la nostra voglia di immaginare, pensare, creare e stare insieme».