POZZUOLI – Giovani e soprattutto intenzionati a restare nel quartiere nel quale studieranno. E’ l’identikit del candidato ideale per le 40 borse di studio nell’ambito del progetto Mac – Monterusciello Agro City. Il bando è stato presentato dall’assessore al Governo del territorio Roberto Gerundo, dall’ingegnere Cristina D’Alessandro del Formit e dall’architetto Agostino Di Lorenzo, project manager dell’iniziativa. Tre i percorsi formativi previsti: dieci borse di studio del valore di tremila euro per il corso di Permaculture, con apprendimento direttamente sul campo; altre dieci borse riguarderanno l’Ethical production and rurale marketing, sempre del valore di 3mila euro ed infine venti borse in Innovation businnes and startup del valore di 2250 euro.

I REQUISITI – Tra i requisiti necessari richiesti ai candidati un’età compresa tra 18 ed i 29 anni, essere disoccupati al momento della presentazione della domanda, nonché il non essere beneficiario di alcun’altra borsa di studio. Determinante sarà poi il contenuto della lettera motivazionale da allegare al curriculum. «La formazione, insieme con la permacultura, il miglioramento dell’ambiente urbano e l’incoraggiamento dell’imprenditorialità e dell’occupazione, rappresenta uno dei quattro pilastri portanti del progetto Mac – spiegano gli organizzatori – che punta alla rigenerazione urbana e sociale del quartiere di Monterusciello, attraverso la creazione di opportunità di lavoro e la riqualificazione di spazi comuni ed aree verdi». Le domande dovranno essere presentate entro il prossimo 29 agosto.

LA REPLICA DI GERUNDO – Una gestazione non facile quella del Mac, che lo scorso settembre dovette fare i conti con i rilievi della società francese che aveva il compito di controllare lo stato di avanzamento dell’iniziativa. Dopo aver “riparato” lì dove si doveva, il progetto è andato avanti, ma anche con le critiche da parte dell’opposizione in consiglio comunale. «I detrattori in democrazia sono necessari – ha sottolineato l’assessore Gerundo – Primo perché altrimenti non saprebbero che fare, secondo perché costoro collocano sempre all’attenzione questioni su cui migliorare. Noi siamo pieni di detrattori, e li invitiamo a detrarci sempre di più, nel senso che è un meccanismo che ci consente di migliorare lì dove possano esserci degli errori, della carenze. Se poi ci sono critiche strumentali, queste si commentano da sole e se c’è chi ha la coscienza a posto come noi, vengono ad annacquarsi nel corso del tempo».