POZZUOLI«Ci stanno dicendo di no tutti quanti, non sappiamo come fare». E’ soltanto uno degli sfoghi degli sfollati in questi giorni impegnati a trovare un nuovo alloggio dopo lo sfratto coatto dai container di via Carlo Alberto Dalla Chiesa.

LA SFIDUCIA – A negare ad alcuni di loro un nuovo alloggio da prendere in affitto sarebbero non pochi proprietari di abitazioni – soprattutto tra Licola e Monterusciello – dimostratisi quanto meno titubanti sugli ipotetici nuovi inquilini a cui dare in locazione le proprie case. A far scattare il diniego, le scarsissime capacità economiche di alcuni, e la conseguente sfiducia in chi non può garantire il pagamento mensile di quanto dovuto. «Siamo andati a cercare case da affittare un po’ ovunque – racconta scoraggiato chi affannosamente sta cercando una soluzione senza ancora esserci riuscito – ma fino ad ora abbiamo solo ricevuto rifiuti da parte dei proprietari. Ci chiedono cose che non abbiamo, come buste paga o la possibilità di versare tre mensilità anticipatamente».

PSICOLOGI AL LAVORO – Un dramma che riguarda non tutti, ma una parte consistente degli sfollati. Al loro fianco psicologi, educatori e assistenti sociali non solo del Comune, ma anche dell’associazione Cora Onlus. E’ a loro – che dalle 8 del mattino a mezzanotte e sette giorni su sette – che si rivolgono praticamente tutti tra le decine di persone che da oramai otto giorni vivono sul parquet del PalaTrincone. Oramai una piccola cittadella, dove già si è creata una sorte di “geografia sociale” interna: in un angolo i più piccoli che giocano tra di loro, sotto ad uno dei canestri da basket; sul lato opposto chi cerca di schiacciare un pisolino pomeridiano. E poi l’agorà, dove tutti si siedono attorno per scambiare opinioni, riversare le proprie delusioni e cercare di immaginare una soluzione. Questo è il “nuovo” PalaTrincone dallo scorso 15 maggio, lo stesso che tra una settimana dovrà tornare ad essere una struttura sportiva. L’aut aut è chiaro ed è anche improrogabile.