POZZUOLI – Per gli amatori del cinema il genere documentaristico rappresenta la quintessenza ontologica dello spaccato del quotidiano, perché si è in stretto contatto con la realtà, senza filtri, equivoci, ed ombre. Il terzo appuntamento di “Cinemagma – rassegna di film indipendenti” è andato in scena presso “Teatro Sala Molière” – luogo rappresentativo e accogliente per mostrare l’intero caleidoscopio delle arti flegree, grazie ad abili professionisti come Nando Paone e Cetty Sommella -, avendo come fulcro statico «il cinema del reale». I due documentari, scelti con originale spettanza dal critico cinematografico Giuseppe Borrone, erano entrambi creati da due registi giovani, e ciò deve accendere una riflessione circa il mondo della Settima Arte. Nel nuovo millennio in cui tutto è terribilmente amplificato dalla velocità della post-modernità giornaliera, c’è ancora spazio per il rallentamento temporale e menzognero della reversibilità cinematografica? Infatti, in una pellicola il presente e il passato possono essere superati tramite una breve dissolvenza. Il tempo dilatato di un film d’autore richiede cura, attenzione, analisi e sovente riflessione culturale. Noi siamo ancora capaci di affacciarci ed emozionarci di fronte all’immagine sullo schermo bianco, dopo le spoglie del Secolo Breve? È affascinante come il territorio puteolano sia stato protagonista di una scommessa vinta dalla conturbante proiezione di corti, che hanno tutti un radicale sguardo orientato verso la tradizione folkloristica ed antropologica della zona campana d’appartenenza. Il pubblico ha apprezzato, e la sala era affollata.

CRITICA AL PRIMO FILM – «Possa ogni cosa ritenuta abituale, inquietarvi», diceva Bertolt Brecht. Ed è proprio l’abitudine esistenziale – in particolar maniera, effettuando un focus sui luoghi vissuti nella prima infanzia – l’elemento chiave filmato dalla giovanissima artista Ylenia Azzurretti nel sul corto “Volturno” (prodotto da Parallelo 41). Il titolo dell’opera prende il nome dal fiume omonimo, che scorre tra la Campania e il Molise, e meta vicina alle origini del paese natio di Ylenia. La macchina da presa diventa strumento settoriale d’osservazione dei fenomeni naturali sia appartenenti al mondo animale, che vegetale. La pesca accurata di pesci da fiume e anzitutto la raccolta delle telline, rappresentano un punto di forza all’interno del tessuto narrativo. Particolare la visione d’immagine diretta della massaia che spiuma e strina una gallina appena uccisa all’interno di un focolare parco e atipico. Sebbene ci siano delle idee, la storia ha bisogno di maggiore ricerca del particolare soggettivo. La vicenda dell’esperto entomologo e ornitologo – che pratica birdwatching – a tratti è molto debole e va approfondita, magari con peripezie simili, per aggraziare lo spettatore attento e alla ricerca di atti peculiari. La percezione visiva deve essere accompagnata da un montaggio più sincopato, o arricchire la visione con vicende avvolgenti ed insolite, utilizzando meno spesso dei campi lunghi, che allontano dalla singolarità del reale specifico da narrare. È necessario prendere in esame l’essenza circa lo stile dell’estetica documentaristica, ad esempio studiare come modello la tecnica dei maggiori Maestri del genere. Basti pensare al regista americano Frederick Wiseman, che è il fautore del «cinema di osservazione». L’artista statunitense è sempre alla ricerca di una trama da illustrare, talvolta le immagini parlano e il dialogo diventa minimale, anzi disturbante.

IL PENNONE – L’ultimo documentario proiettato è “’O P’nneon” con la regia del forestiero Mauro Di Rosa (prodotto da Cantiere Teatrale Flegreo/En Art). Tale corto racconta le vicissitudini della festa agostana della Madonna Assunta a Pozzuoli, anzitutto incentrando il racconto sul corso del tradizionale evento del palo di sapone, e carpendo le testimonianze di Cicciariello e Biagio del “Comitato dei pescatori” della Darsena, che da decenni immemori si animano nel preservare con pugnace tenacia tale patrimonio inestimabile flegreo. Fotografia a tratti in “bianco e nero” e “a colori”, per rendere le immagini più dinamiche e realistiche, affinché si possa creare un divario tra le la parola dei pescatori e le gesta atletiche della gara. Tre bandierine da catturare e tanto divertimento assicurato, dato subitamente dalla simpatia insita negli intervistati, e dalle curiosità dette sulla manifestazione da Don Tonino Russo, rettore della chiesa dell’Assunta. Il documentario è significativamente tendente allo spirito neorealista, per il suo affacciarsi spontaneo al «pedinamento della macchina da presa». Buono anche il montaggio e le musiche ritmate, che ravvivano l’atmosfera di “pàthos” – poiché il palo di sapone espone ad irti pericoli – e con “divertissement barocco”. Il regista De Rosa non è puteolano, ma ha saputo dare un’ottima visione cinematografica di un universo fatto di folklore e verismo. Anche il cineasta italiano Michelangelo Antonioni, pur non essendo anglosassone, fu l’unico a documentare secondo i critici la “Swinging London” negli anni ’60 con il suo bel film “Blow-Up”. Forse, essere “forestieri” aiuta ad essere più obiettivi nelle contingenze.