Nicola Palumbo, detto “Faccia abbuffata”

POZZUOLI – Un addestramento degno di un soldato pronto ad andare in guerra, con tanto di sagome da colpire e un fucile da utilizzare in un agguato. E’ quello a cui avrebbe preso parte Nicola Palumbo, detto “Faccia abbuffata”, pezzo da 90 del clan Longobardi-Beneduce ed in particolare di “Quelli del Bivio”, l’ala quartese dell’organizzazione criminale. A raccontarlo è stato Roberto Perrone, storico braccio destro di Giuseppe Polverino e collaboratore di giustizia dal 2011.

L’AGGUATO FALLITO – Gli “allenamenti” sarebbero serviti a portare a termine una missione ben precisa: uccidere Domenico Sebastiano – all’epoca boss della zona flegrea assieme a Raffaele Bellofiore – e prendere dunque il potere. «Questo tentato omicidio mi fu raccontato proprio da Nicola Palumbo. Palumbo mi riferì che Polverino Giuseppe aveva dato al gruppo Cerrone un’abitazione nei pressi di quella di […] uomo fidato dei Polverino, tra Quarto e Marano, per allenarsi con questo fucile che poi fu utilizzato da Palumbo per tentare di ammazzare Sebastiano Domenico. Il Palumbo i mi disse che Sebastiano non era stato colpito nonostante lui avesse sempre centrato i vari bersagli con quel fucile, quando si allenava, per colpa, se ricordo bene, del vento».

SUPPORTO LOGISTICO – Un episodio, dunque, che descrive bene anche della vicinanza tra i due clan, quello di Pozzuoli e quello di Marano e Quarto. Un vero e proprio supporto logistico quello offerto dai Polverino e non certo un caso isolato. Sebastiano, quindi, sfuggì alla morte già prima dell’agguato che poi lo avrebbe visto ammazzato assieme al suo alleato di sempre, nel giugno del 1997 all’interno del rione Toiano.