POZZUOLI – Assieme al suocero Gennaro Longobardi, storico boss della mala flegrea, aveva cercato di imporre l’acquisto di prodotti ittici ad un ristoratore della città, finendo entrambi arrestati e condannati. Ed ora, per Gennaro Amirante, 41 anni e fidanzato della figlia di Longobardi, è arrivata la batosta anche da parte della Cassazione.

LA DIFESA – A nulla, infatti, è servito il ricorso presentato al “Palazzaccio” per cercare di ribaltare la condanna di secondo grado a sei anni e quattro mesi risalente al luglio del 2018. Tra i punti sui quali l’uomo ha impostato la propria difesa, quello riguardante l’imprenditore vittima dell’estorsione, le cui dichiarazioni sarebbero state frutto della pressione esercitata dagli inquirenti. Inoltre, lo stesso Amirante era allo scuro dell’attività di Gennaro Longobardi, tanto che in un’occasione era apparso defilato in una delle immagini catturate dalla telecamera nascosta installata nel ristorante dai carabinieri.

LE PARTI CIVILI – Il ricorso è stato bocciato in toto, con la condanna al pagamento delle spese processuali, pari a duemila euro, e a quelle a favore della parti civili: 3500 euro ciascuna per il Comune di Pozzuoli e l’associazione antiracket Sos Impresa. Al momento dell’arresto, Longobardi era tornato libero da poco tempo, dopo aver scontato per intero una condanna a 13 anni in regime di “carcere duro”.