POZZUOLI – Oggi è la Giornata della Terra, e veniamo a conoscenza della scomparsa di uno dei più talentuosi e poliedrici artisti flegrei: Vincenzo Aulitto. Ricordo la sua innata voglia di vivere e la passione per l’arte, la musica, l’insegnamento, il bel canto e la scenografia teatrale. Un performer a tutto tondo, che ci ha regalato delle opere memorabili e autentiche. Sì, perché, l’«arte materica» era un tripudio di autenticità, e le origini flegree erano un marchio di fabbrica insostituibile e metafora di una verità assoluta. Le sue opere raccontavano radici e bellezza. I materiali utilizzati nella scultura e nei quadri erano i più svariati: si passava dal legno, all’acrilico, alla terra, ai colori ad olio, ai metalli, fino ad arrivare ai materiali piroclastici delle località flegree. Quando osservavo nei suoi artefatti il blu, un colore caldo per la mia soggettività, forse il più caldo tra i colori primari insieme al rosso, era un’esperienza inconfondibile e originale.

LA SUA ARTE – Il lapislazzuli dà un timbro elegante al prodotto artistico, poiché ricorda il mare puteolano gravido di senso e appartenenza al luogo natio, che avevamo in comune. L’ho intervistato molte volte, e ogni conversazione era piena di spunti eclettici interessanti; tutti sintomi scaturiti da un’innata curiosità e un’intelligenza vividissima. Una delle ultime opere: Il mio riflesso in te (2019), donata al museo diocesano al Rione Terra, era ispirata a San Gennaro. Un quarto di tronco di gelso centenario locato, in origine, nel giardino della madre dell’artista era il centro dell’essenza della creazione materica. Questo, ancora una volta, dimostra la devozione e il valore archetipico della sua arte cospicua di coscienza familiare e matrice classica. Dopo che un maestro d’arte ci lascia, la memoria artistica abbatterà il tempo, lo spazio, l’estetica, e ci accompagnerà per sempre, dilatando e contraendo ogni barriera fisica fino a cogliere l’emozione nell’interezza.