Di Bonito

POZZUOLI – E’ a dir poco al veleno la lettera aperta che il consigliere comunale Antonio Di Bonito (Pozzuoli bene comune) ha redatto contro chi, durante l’ultimo consiglio comunale, ha di fatto mantenuto la traballante poltrona del sindaco.

LA LETTERA INTEGRALE – Questo il testo integrale del documento:  «Sono sconcertato da quanto è accaduto negli ultimi due Consigli Comunali, e da ciò che è avvenuto nell’arco delle due adunanze: riunioni massoniche, posizioni estreme che sembravano irrimediabili; accuse pesantissime,  esternate con comunicati stampa, sui Social e dai tam-tam amplificati nelle stanze della pseudo politica puteolana. Poi, la farsa in Consiglio Comunale che inizia con la presenza evanescente di un consigliere dell’opposizione, il quale, certo del raggiungimento del numero legale, si defila velocemente. 

“SONO INDIGNATO” – Sono indignato da un Sindaco che minaccia verbalmente tutti i consiglieri dicendo: “Io ho visto tutto , ho osservato tutti, quelli di qua e quelli di là, chi ha gli occhiali colorati e chi no…”. Che pretende, esternandone in Consiglio, un servilismo incondizionato da consiglieri eletti nella sua lista, solo perché grazie all’inclusione nella stessa, si è arrivati alla propria elezione. E ancora, sono indignato perché tra: “RICATTATO” e “RICATTATORI”, ha ceduto il ricattato: cioè colui il quale con il suo comportamento è stato l’artefice della propensione al ricatto.  Non mi sento più rappresentato da un Sindaco che naviga a vista e che si aggiusta la realtà addosso, solo e soltanto per difendere i suoi privilegi.  Pensate che le posizioni tra il Sindaco e la parte della sua maggioranza dissidente erano distanti fino ad un’ora dal Consiglio Comunale. Che cosa è accaduto non è dato sapere. 

“PRESTO SAPREMO TUTTA LA VERITA'” C’è voluto l’intervento di un mediatore chimico per definire i termini dell’accordo. L’incontro è avvenuto in un centro di fisioterapia: evidentemente c’era bisogno dell’intervento di un logopedista. Che cosa è accaduto e quale sia stato il prezzo dell’accordo, lo sapremo presto. Di certo, rilevo che nella trattativa conclusa, c’è stato chi ha venduto e chi ha acquistato. È d’obbligo, per comprendere cosa sia successo, avere chiara la cronologia di quanto accaduto e fin dove si è spinto il Sindaco per ottenere il suo scopo. Nel primo Consiglio, Egli si presenta con solo nove consiglieri di maggioranza, mostrando una serenità irreale; forte e sicuro del patto trasversale con i suoi antichi sodali, i quali, con estrema abilità, conducevano alcuni consiglieri a rimanere in Consiglio per garantire il numero legale e far così passare il bilancio in dispregio all’assenza del gruppo dei dissidenti. Misero il comportamento di quei pochi consiglieri di maggioranza, che hanno accettato passivamente tale stato di fatto (che mortifica il buon senso), e lascia molti dubbi sulla qualità morale degli stessi. 

“OFFESA AI CITTADINI” – Ho ascoltato attentamente, durante l’ultimo Consiglio Comunale, gli interventi in politichese di alcuni dei cosiddetti “dissidenti”, interventi che hanno sortito solo l’effetto di offendere l’intelligenza dei cittadini; evidenziando ancor di più l’inconsistenza morale di alcuni consiglieri di maggioranza. Per gli altri, non vi sono dubbi: questa inconsistenza è atavica. Sono indignato di far parte di questo Consiglio Comunale nel quale si baratta il bene della città, amplificandone la devozione e mascherandone i beceri interessi personali di ognuno. Comunque in questi giorni, si è celebrata un’ulteriore nerissima pagina del rispetto della Democrazia: sono stati calpestati, mascherando per senso di responsabilità, i principi fondamentali del libero sentire.

“SISTEMA ORMAI INSOSTENIBILE” – Qui non si tratta di voler combattere, contrastare o affermare un pensiero ideologico su un altro; il che sarebbe una cosa buona e giusta. Non si tratta di voler combattere un’egemonia politica per sostituirla con un’altra, parteggiare per falchi o per colombe: qui si tratta di sradicare un sistema di potere che impera da sempre, combattendo l’associazionismo politico, fatto affaristico di un sistema ormai insostenibile nella nostra città. Contrastare la politica di individui che credono che la gestione pubblica sia una loro proprietà da tramandare, come facenti parte di un asse ereditario tra consanguinei o tra sodali. Qui si tratta di introdurre un concetto di democrazia partecipativa, scacciando i capi bastone e le loro corti dall’interesse comune. Abbiamo una speranza: ricostruire, risoluti, l’avvenire del  nostro Paese.

Tanto vi dovevo per chiarezza».