POZZUOLI – Dopo il bilancio dei controlli effettuati congiuntamente da Esercito, polizia metropolitana, Asl e Ispettorato del Lavoro all’interno dei due impianti di trattamento dei rifiuti destinati al riciclaggio – il primo a Pozzuoli ed il secondo a Quarto – l’imprenditore Lino Trincone, “patron” dell’omonimo gruppo industriale di cui fanno parte i siti controllati, sottolinea diversi aspetti.

“CORRETTA GESTIONE DELLE PROCEDURE” – Per quanto riguarda la struttura di Quarto, Trincone spiega: «I controlli hanno analizzato gli aspetti relativi alla gestione dei rifiuti al fine di verificare la tipologia di quelli trattati e da trattare nonché eventuali eccessive giacenze che potessero aumentare  il rischio incendio o, comunque, causare danni all’ambiente circostante. I controlli hanno accertato la corretta applicazione delle norme di sicurezza sui luoghi di lavoro e l’assoluta regolarità di tutte le maestranze e dei contratti di lavoro applicati. È stata sancita dai controlli la corretta gestione delle procedure adottate per il recupero dei flussi trattati di Raccolta Differenziata, la loro conformità a quelli autorizzati e che le quantità di rifiuti presenti  erano in quantità di gran lunga inferiori a quelli autorizzati. L’attività della piattaforma non ha ricevuto limitazioni, chiusure o sanzioni amministrative di qualsivoglia genere che possano alterare o interrompere il processo produttivo. Le attività proseguono regolarmente».

“CONTROLLANTI IRREMOVIBILI” – Lino Trincone, poi, interviene per ciò che riguarda l’impianto di Pozzuoli, aggiungendo rispetto a quanto già sottolineato per la struttura di via Masullo: «A parere di chi ha effettuato i controlli, la verifica sui titoli autorizzativi in possesso della piattaforma presentava una incongruenza circa i certificati di immissione in fogna delle acque reflue.  Secondo la Polizia Provinciale che ha condotto l’ispezione, la piattaforma esercitava la propria attività con una autorizzazione scaduta per l’immissione in fogna. Nonostante sia stato dimostrato che la richiesta  di rinnovo del titolo sia stata avanzata nei termini di Legge,  e che la Provincia di Napoli abbia affermato, mediante la nota in allegato, che la scadenza dell’Autorizzazione allo scarico in fogna sia fissata al 04 settembre 2020, la posizione dei controllanti è stata irremovibile, disponendo la chiusura temporanea».

L’ATTACCO ALLA MUNICIPALE – L’imprenditore, poi, attacca il comando della polizia municipale di Pozzuoli per una presunta mancata notifica di un verbale: «L’ulteriore causa che ha comportato la chiusura dell’impianto, è dovuta ad una presunta inosservanza della Ricicla Srl ad alcune prescrizioni da parte dell’Arpa Campania, contenute in un verbale redatto lo scorso mese di ottobre, a seguito di un ennesimo controllo svolto congiuntamente alla Polizia Municipale del Comune di Pozzuoli. In occasione di tale controllo, non furono evidenziate problematiche o criticità tali da provocare la chiusura dell’impianto, che ha continuato regolarmente le proprie attività fino al giorno 09 novembre, completamente ignara dell’esistenza del Verbale e delle prescrizioni. Era, infatti, compito della Polizia Municipale del Comune di Pozzuoli notificare detto verbale alla società per consentirne gli adempimenti. Invece, la Polizia Municipale del Comune di Pozzuoli ha trascurato i propri compiti e doveri istituzionali, omettendo tale notifica, lasciando i proprietari e le maestranze della piattaforma nel più assoluto sconcerto».

LA POLEMICA – Infine, Lino Trincone non evita di essere polemico, aggiungendo: «A nostro parre, eventuali comunicati stampa, usciti quando le operazioni di verifica erano ancora in corso, servono solo ad alimentare quel clima di caccia alle streghe che aleggia tra l’opinione pubblica, tra i politici e gli imprenditori. L’industria del riciclo, a nostro avviso va tutelata e difesa in tutte le sedi perché rappresenta una delle poche opportunità che riesce a conciliare la salvaguardia dell’ambiente e lo sviluppo economico e del lavoro.   Lasciamo ai nostri avvocati il compito di salvaguardare la nostra immagine e gli interessi delle oltre 80 famiglie che di questa attività vivono».