POZZUOLI – L’ex Vicienzo a mare non è abusivo e non va abbattuto. Dopo ben 37 anni, sembra essere arrivata alla fine una delle vicende più tormentate della città. A decretare la “liceità” dell’opera è stato il Consiglio di Stato, che di fatto ha smontato punto per punto quanto aveva sostenuto il Comune, che nell’agosto di tre anni fa aveva emanata un’ordinanza di abbattimento.

LE ACCUSE DEL COMUNE – Il provvedimento si basava sostanzialmente su due presunte irregolarità. La prima riguardava la difformità dell’opera rispetto al progetto assentito, ed in particolare la cubatura al di sotto del piano terra. Il secondo punto riguardava il mancato perfezionamento del permesso, in quanto era stata rilasciata – secondo la tesi di via Tito Livio – la sola licenza edilizia, mentre mancava l’autorizzazione paesaggistica, emessa da un organo all’epoca non competente.

LA TESI SMONTATA – Ebbene, secondo quanto stabilito dai giudici di Palazzo Spada – con l’aiuto di un tecnico verificatore nominato lo scorso anno – la cubatura in più altro non sarebbe che una struttura tecnica da supporto all’intera palazzina e dunque non “calpestabile”. Per quanto riguarda l’autorizzazione paesaggistica, questa sarebbe da considerarsi come inglobata nella licenza edilizia.

IL CAVILLO – Poche settimane prima del rilascio, infatti, era cambiata la normativa in materia, con il passaggio di questa competenza nelle mani del primo cittadino, lo stesso che ha poi rilasciato la licenza edilizia. In altre parole, concedendo la licenza il sindaco è come se avesse dato il placet anche all’autorizzazione paesaggistica. Dunque, è nullo quanto aveva sostenuto il Comune di Pozzuoli, inciampato in più errori pur di sostenere una tesi ritenuta poi senza valore da parte del Consiglio di Stato.