QUARTO – «Assolto per non aver commesso il fatto»: pochi minuti fa il Gup della XVII Sezione del Tribunale di Napoli, Anna Imparato, ha letto la sentenza emessa nei confronti di Attilio Cesarano, assistito dall’avvocato Luca Gili. Il processo è stato celebrato con rito abbreviato. L’uomo era accusato di intestazione fittizia di beni con l’aggravante di aver agevolato il clan Polverino-Nuvoletta, del quale si riteneva che l’imprenditore – attivo nel campo delle onoranze funebri – facesse parte. Oggi l’imputato è stato assolto con formula piena dalle accuse contestate. Condannato, invece, a sei mesi (pena sospesa) Ciro Cesarano, nipote di Attilio e figlio del defunto Alfonso Cesarano, fondatore e gestore dell’omonima impresa di pompe funebri, operativa in particolare nell’area flegrea. L’imputato risponde di detenzione e porto abusivo di armi; dovrà pagare anche 2mila euro di multa. Durante la requisitoria l’accusa aveva invocato 7 anni e 6 mesi per Ciro Cesarano e 3 anni e 6 mesi per Attilio Cesarano. L’inchiesta ha preso il via dalle dichiarazioni di Angelo Tarantino, titolare di una ditta di pompe funebri a Quarto.