Pagliuca-Aulitto, il patto per comandare a Pozzuoli e lo champagne dopo l’omicidio «Bevi dove ho bevuto io»
POZZUOLI – La devozione di Ferdinando Aulitto verso Lino Pagliuca non conosceva limiti. «Aveva deciso di dimostrarmi la sua fedeltà e mettere la vita della moglie e dei suoi figli nelle mie mani» ha raccontato il pentito in merito ai rapporti con “capellone” con cui nel 2010, all’indomani della sua scarcerazione, fece un patto per scalare le gerarchie nel clan Longobardi e diventare capozona. «La sera stessa che sono tornato a casa mia, – ha raccontato Pagliuca – mentre stavamo festeggiando è arrivato il figlio di Aulitto Ferdinando, di cui non ricordo il nome, che mi ha detto “ha detto papà ti vuole vedere vuoi venire a casa”; io dissi di no e che il padre la mattina successiva doveva venire lui da me e che comunque non c’erano pericoli per lui in quanto avrei avvisato i miei uomini della sua visita.” “La mattina successiva, effettivamente, Ferdinando è venuto presso la mia abitazione. Dopo esserci salutati, mi disse che si era pentito di non avere accettato la mia proposta, nel 2004/2005, di formare un gruppo autonomo insieme in quanto, all’epoca, non se l’era sentita di lasciare i Beneduce.»

LA DEVOZIONE – Racconti che sono agli atti dell’ordinanza di custodia cautelare che ha portato in carcere mandanti, killer e basisti dell’agguato mortale ai danni di Carmine Campana, consumato il 15 maggio del 2010 a Licola. «L’Aulitto mi disse che mi voleva bene da quando ero piccolo e che aveva deciso di dimostrarmi la sua fedeltà e mettere la vita della moglie e dei suoi figli nelle mie mani. Io gli dissi che non era necessario in quanto gli volevo bene anche io». Parole pronunciate da Lino Pagliuca che, dopo l’uscita dal carcere di Secondigliano, riprese in mano le redini del clan Pagliuca-Sarno per appena due mesi, prima della maxi operazione Penelope che nel maggio di quell’anno sgominò interamente i clan Longobardi e Beneduce con 84 arresti.
LE SLOT – Aulitto e Pagliuca puntavano alle estorsioni a imprenditori e commercianti di Pozzuoli, seguendo uno schema ormai consolidato negli anni: i nomi delle vittime da taglieggiare erano tutti contenuti nella “lista di Pozzuoli”, custodita proprio da Lino, il figlio di Totore ‘o biondo. «Prendemmo l’accordo di fare insieme i capozona a Pozzuoli e, siccome lui aveva un obbligo di firma o era sorvegliato speciale, gli dissi “tu occupati delle estorsioni e delle piazze di spaccio che già hai a Monteruscello”. Lui mi disse che la “lista di Pozzuoli”, intendendo la lista di chi pagava le estorsioni, non l’aveva mai avuta, alchè io gli dissi che gliela avrei consegnata, come poi effettivamente ho fatto». Insieme avrebbero poi dovuto mettere le mani sul business delle slot machine. «L’incontro con Aulitto è avvenuto la mattina dopo la mia scarcerazione e, in quell’occasione, comunicai ad Aulitto anche la mia decisione di staccare tutte le spine delle slot machine a Monteruscello per far capire ai gestori che da quel momento che i soldi delle estorsioni dovevano portarli noi. Incaricai l’Aulitto di provveder lui a questo distacco.»

LA DECISIONE – Quanto all’omicidio di Carmine Campana, deciso due anni prima da Pagliuca mentre era detenuto nel carcere di Secondigliano, è lo stesso pentito reo confesso a svelare il retroscena che vide coinvolto un veterano del clan, già affiliato ai Sebastiano-Bellofiore e titolare di una sala giochi in località “Sotto al Monte” «In carcere con *** era nato l’accordo di uccidere Campana Carmine e che il *** come garanzia mi avrebbe fatto consegnare l’arma con cui uccidere Campana da suo figlio omissis ; chiesi, quindi, ad Aulitto cosa ne pensasse di questo omicidio. Aulitto mi disse che non si poteva fare un omicidio migliore per colpire Gaetano Beneduce. Io dissi ad Aulitto che mi sarei occupato io dell’esecuzione dell’omicidio Campana e anche degli altri eventuali omicidi.»
LO CHAMPAGNE – Infine l’epilogo pulp che in più occasioni ha accompagnato gli omicidi di camorra: Lino Pagliuca riempì con lo champagne un bicchiere e dopo aver bevuto lo fece consegnare a Ferdinando Aulitto. Dopo l’agguato a casa Pagliuca c’erano tutti e a stappare la bottiglia di champagne – stando al racconto di Gennaro Alfano, l’altro pentito reo confesso dell’omicidio, fu Partorina Arcone, la madre dei fratelli Pagliuca «Il pomeriggio dell’omicidio ho mandato mio fratello Mario e Alfano Gennaro da Aulitto Ferdinando con un bicchiere di champagne dicendo loro di dire ad Aulitto che era il bicchiere dal quale già avevo bevuto io. Mario e Alfano Gennaro, quando sono tornati, hanno portato una bottiglia di champagne, una torta e una guantiera di dolci che gli aveva dato l’Aulitto che aveva detto di volermi incontrare ma mio fratello mi ha detto che aveva fatto credere ad Aulitto che io non c’ero perché ero stato io personalmente ad uccidere il Campana e quindi ero stato costretto ad allontanarmi. Fui io a dire ad Alfano e a mio fratello di raccontare questa bugia per proteggere Alfano».



























