di Enzo Lucci

aula tribunale
Condannato il fratello del boss Rosario Pariante

BACOLI – Dura condanna per il fratello dell’ex boss di Bacoli Rosario Pariante, ora collaboratore di Giustizia. Il Gup di Napoli, su richiesta del PM della DDA di Napoli Stefania Castaldi, ha condannato all’ergastolo Vincenzo Pariante, Raffaele e Francesco Abbinante per il duplice omicidio Montanino – Salierno che diede il via alla faida di Scampia tra gli scissionisti e i Di Lauro. Era il 28 ottobre del 2004 quando un’auto sperona una moto in via vicinale Cupa dell’ Arco. Dalla vettura uscirono due uomini armati di pistola e mitra che giustiziarono i due centauri. Tra i mandanti dell’omicidio anche Rosario Pariante, come lui stesso ha confermato nell’attività di collaboratore di giustizia. L’obiettivo era quello di mandare un segnale al padrino, senza però colpire i suoi familiari, affinché potesse ritornare in gioco, estromettendo il figlio Cosimo, malvisto dagli alleati. Obiettivo che non fu centrato perché Cosimo decise di rispondere con le armi, ignorando anche il consiglio del padre, arrivando persino a chiedere ai gruppi rimastigli fedeli di uccidere le mogli.

 

IL RACCONTO – Il boss pentito nelle sue deposizioni che il Pm Castaldi ha depositato tra gli atti del processo sul duplice omicidio, ha parlato della scissione da Di Lauro: Pariante ha iniziato il suo racconto proprio da dove è cominciato tutto. Da quell’omicidio che ha segnato l’avvio della faida del 2004, spiegando che tutto fu deciso nel corso di un’udienza in cui era imputato. La faida è nata in un’ aula di giustizia, durante lo svolgimento del processo che lo vedeva imputato. Dopo l’omicidio di Bizzarro, il clima era rovente. Andò a trovarlo Arcangelo Abete, che si accomodò nel pubblico e lo guardava. Ci vollero due gesti, la mimica per siglare la decisione di uccidere Fulvio Montanino, dando inizio alla guerra: Lui, Abete – ha spiegato il boss – mimò che avevano paura, unendo indice e medio e simulando il gesto di uno che sta per andare al Creatore.