di Stefano Erbaggio

Il dottor Vincenzo Di Marzio
Il dottor Vincenzo Di Marzo

POZZUOLI – Gli scienziati spianano la strada alla cura della distrofia muscolare. Presso i laboratori di ricerca dell’Istituto di Chimica Biomolecolare del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Icb-Cnr) di Pozzuoli, il gruppo diretto da Vincenzo Di Marzo ha caratterizzato per la prima volta il ruolo di una proteina nel differenziamento delle cellule muscolari scheletriche. Gli esperimenti sono stati effettuati dal dottor Fabio Iannotti, lo studio è pubblicato sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas)” ed è stato condotto in collaborazione tra il gruppo dell’Istituto Cnr, con gruppi di ricerca dell’Università del Molise, del Karolinska Institutet di Stoccolma, e dell’Università di Debrecen in Ungheria.

 

LO STUDIO – «Per ora spiega Di Marzo, direttore Icb-Cnr – abbiamo individuato come il sistema degli endocannabinoidi, ovvero molecole segnale che sono prodotte dal nostro organismo e che attivano gli stessi recettori del THC, il principio psicotropico della cannabis, controllano il differenziamento muscolare. In particolare, abbiamo dimostrato che uno di questi recettori, il CB1, che è lo stesso responsabile delle attività euforizzanti del THC, se attivato inibisce il differenziamento muscolare, ovvero la formazione delle fibre muscolari. Di conseguenza, abbiamo visto come molecole che bloccano il recettore CB1 producono l’effetto opposto, cioè stimolano la formazione del muscolo».

 

IL FUTURO – La ricerca non ha individuato la cura, ma semplicemente scoperto una proteina implicata nello sviluppo delle cellule muscolari, e sulla quale sarebbe possibile agire per contrastare le degenerazione delle stesse, tipica delle distrofie muscolari. «Il prossimo obiettivo è capire fino a che punto il blocco farmacologico del CB1 può essere d’aiuto a favorire la formazione del muscolo in quelle patologie in cui questo processo è difettoso, – continua Di Marzo – come le distrofie muscolari. Il problema è che molte di queste malattie sono dovute al difetto di proteine essenziali alla formazione del muscolo, difetto che è insormontabile senza sostituire queste stesse proteine. Tuttavia, è possibile immaginare che i bloccanti del recettore CB1 possano almeno essere usati come coadiuvanti, per rendere più efficaci alcune terapie in via di sviluppo, come quella genica, che invece mirano a sostituire tali proteine più essenziali. Infine, – conclude lo scienziato – stiamo cercando di capire se altri cannabinoidi da cannabis, diversi dal THC, e con un meccanismo d’azione non mediato da CB1, possano essere invece favorire il differenziamento muscolare».Created with GIMP