Elia Esposito

POZZUOLI – Affetto da una grave malattia, ma con un solo grande desiderio: non lasciare la famiglia in difficoltà e l’azienda a rischio fallimento. A farsi portavoce di un grido d’aiuto è Elia Esposito, 75enne, titolare a Pozzuoli dell’impresa “Soccorso stradale F.lli Esposito”. Dal 1982 si occupa di soccorso stradale e del deposito e della rottamazione di auto sequestrate. L’uomo, da anni, è impegnato in una battaglia legale per ottenere quanto dovuto dalla Prefettura: da quindici anni vanta, infatti, un credito di svariati milioni nei confronti dell’ente di Governo. «Ho custodito e demolito più di 2mila veicoli senza avere neanche un euro. La Prefettura nel giugno scorso – denuncia Esposito – dopo l’ennesimo sollecito in cui comunicavo anche la mia condizione di malato terminale mi ha fatto un proposta per pagare il 50% del debito. Una somma che ho rifiutato e che non mi consentiva di estinguere nemmeno i debiti accumulati tra tasse, costi e stipendi dei miei dipendenti».

LA STORIA – Le prime avversità per il 75enne di Pozzuoli iniziano nel 2003 quando decide di procedere con la rottamazione dei veicoli sequestrati: viene sottoscritto un contratto con la Prefettura che prevede la rottamazione dei veicoli e la liquidazione in 5 anni. Gli oneri di custodia sono relativi a circa 2mila veicoli tenuti nel proprio deposito da oltre 15 anni. Passa il tempo ma dei soldi non vi è alcuna traccia. Dopo 3 anni iniziano i reclami e parte un’inchiesta che blocca i pagamenti da parte della Prefettura. Nel mirino finiscono alcune aziende del settore accusate di truffa. Esposito viene assolto con formula piena in primo grado. Nel gennaio 2018 una sentenza del Tribunale di Napoli sancisce che il “lavoro è stato svolto correttamente obbligando la Prefettura per conto del Ministero dell’Interno a pagare”.  La sentenza diventa esecutiva; la Prefettura presenta due istanze di sospensiva, entrambe rigettate dalla Corte d’Appello di Napoli. Nel frattempo la società deve fare i conti con le spese che nel corso degli anni ha dovuto sostenere senza incassare nulla e i debiti contratti arrivano a superare il milione di euro. La Prefettura nel giugno scorso, dopo l’ennesimo sollecito da parte del titolare della ditta e la comunicazione della malattia, ha fatto un proposta transattiva per pagare il 50% del debito, somma che Esposito ha rifiutato in quanto ritenuta non sufficiente per estinguere nemmeno i debiti.

L’APPELLO – «A 75 anni mi ritrovo su una sedie a rotelle con una casa, pensione e conti pignorati. Vivo con gli aiuti dei miei figli. Non mi è rimasto molto tempo ancora per lottare; voglio morire sereno dopo aver onorato tutti i miei debiti. Rischio di morire senza poter pagare i miei dipendenti che da anni lavorano con me e che devono andare in pensione», l’amaro sfogo di Esposito.