POZZUOLI – Travolto da una moto, scaraventato a terra e minacciato con una catena «Non ti muovere che ti spacco la testa». Sono le fasi della violenta rapina andata in scena in pieno giorno in via Luciano a Pozzuoli. La vittima è Nino Tortorelli, 38 anni, imprenditore residente nel Rione Toiano, aggredito da tre uomini con i volti coperti da mascherine e caschi in sella a una motocicletta Transalp e uno scooter Sh 300 nero con targa bulgara. I tre rapinatori gli hanno portato via la bici elettrica appena comprata del valore di 1.500 euro. «Stavo passeggiando con la bici elettrica che appena un mese fa avevo regalato a mio figlio come premio per la promozione al primo anno di scuola superiore – racconta Nino – erano le 13.45 circa di venerdì 13 agosto quando, appena superato il cimitero, una moto con due persone che mi seguiva mi ha urtato violentemente facendomi cadere a terra. All’inizio ho pensato a un tamponamento, ma quando da dietro è spuntato un altro uomo sullo scooter che mi ha sbarrato la strada dall’altra parte ho temuto il peggio».

LA RAPINA – L’aggressione è avvenuta a poco più di cento di metri dal comando di polizia municipale, in direzione di Piazza dell’Annunziata. «La caduta è stata violenta, sono finito a pochi centimetri da uno spigolo. Potevano ammazzarmi – aggiunge – Ad un certo punto si è avvicinato l’uomo che era seduto dietro al Transalp il quale con una catena e un lucchetto mi ha detto in dialetto “Non ti muovere che ti spacco la testa”. A quel punto ha preso la bici e dopo averla trascinata per alcune decine di metri è salito in sella ed è scappato insieme agli altri due che viaggiavano sullo scooter e sulla moto». Il 38enne nella caduta ha riportato varie escoriazioni sulle gambe e ferite in altre parti del corpo. Sotto shock è rimasto a terra per qualche secondo prima di riprendersi e tornare a casa a piedi «Purtroppo non è passato nessuno, probabilmente mi stavano seguendo e hanno aspettato il momento giusto per aggredirmi»

L’APPELLO – Nino nelle prossime ore denuncerà l’accaduto alle forze dell’ordine, dopo un primo momento di sconforto «Avevo pensato che una denuncia potesse essere inutile, ero talmente sconfortato e deluso che non sono andato nemmeno in ospedale nonostante il dolore e le ferite, fortunatamente non gravi. Ma la cosa più brutta è stato il dispiacere di mio figlio, quella bici era il regalo per la sua promozione.»