POZZUOLI – Un altro anno si avvicina all’orizzonte, un anno in cui è opportuno stare attenti e combattere ancora una volta. Dopo il successo del 2020, il Calendario Ars Nova, ormai giunto alla seconda edizione, scandirà il tempo dei mesi futuri attraverso particolari fotografie. Agli artisti flegrei è stata rivolta una domanda chiave: «Qual è un’immagine che rappresenta il vostro sentire?». L’esperimento emotivo ha avuto i suoi fritti sperati e il risultato è davvero curioso e interessante. I fotografi coinvolti, provenienti da varie zone dei Campi Flegrei, sono: Pepe Russo (foto di copertina bicromatica), Roberta Buono, Gino Conte, Angelo Greco, Ilaria Valeria Russo, Valentina Luise, Nicola Buono, Marco Carotenuto, Paola Visone, Vincenzo Vitaliano la Magna, Vincenzo Lucci, Marina Sgamato, Paolo Visone e Gianmaria D’Arcangelo.

LA LIBERTÀ – Nelle foto proposte tante sono le tematiche affrontate: dalla libertà negata e la necessità di esplorazione, ai momenti di staticità e immobilismo temporale, fino ad arrivare alla tradizione e alla veracità vissuta da chi passeggia tra i vicoli delle strade partenopee, ma anche l’emotività e il desiderio di relazione, di contatto, e vicinanza accentuato dal distanziamento imposto dalla pandemia in questi ultimi nove mesi. Opere fotografiche che documentano l’ampio spettro del turbinio di sensazioni provate e vissute nel tempo.

LA PRESENTAZIONE – La presentazione del calendario è a cura di Davide D’Urso. Scrittore, libraio, operatore culturale. È direttore del punto vendita flegreo delle librerie di catena Librerie.coop. «Cosa succede – scrive D’Urso – quando un evento imprevedibile entra di prepotenza nelle nostre vite? Vite ordinate e sempre più evanescenti che appaiono solide e poi, di fronte all’imponderabile, finiscono per rivelarsi per quello che sono, esistenze fragili e smarrite. Di solito, ci affidiamo a quelle poche, timide certezze che ancora abbiamo. A quei valori che come un amico fidato, malgrado gli anni e le rivoluzioni più o meno radicali che attraversano il nostro tempo, crediamo inamovibili. La Famiglia. Il Territorio, anche. È grazie a questi riferimenti che riusciamo a superare, o quantomeno a fronteggiare, lo sgomento che c’invade davanti all’orrore, e le nostre paure si vanno stemperando. Perché ci dicono che non siamo soli.»

I CAMPI FLEGREI – «Vivo altrove – continua lo scrittore – e raggiungo queste terre per lavoro. Col tempo, però, oltre a innamorarmi dello splendido paesaggio – ma questo è scontato –, ho scoperto il rapporto saldissimo che i flegrei hanno con il loro territorio. Un sentimento di appartenenza che in un’epoca effimera come la nostra ci permette di trovare una speranza, e la forza di reagire alle avversità. E così, se è vero che gli eventi tragici colpiscono tutti allo stesso modo, non è detto che tutti reagiscano nella medesima maniera. Chi fa parte di una comunità è più forte.»

IL CALENDARIO – «L’Arte è capace – conclude Davide – di compiere anche un altro prodigio. Ci consente di guardarci dentro. Ci permette di capire chi siamo veramente, quanto siamo cambiati. E quanto tempo, tra sogni speranze e tribolazioni, sia passato. Silenziosamente. Pian piano. Un giorno dopo l’altro. Una settimana dietro l’altra. Proprio come un bellissimo calendario.»