POZZUOLI – Conflitto in Ucraina, Nato e fianco libico. Sono questi i tre punti trattati dal generale di Divisione dell’esercito italiano Maurizio Boni per la prima volta nella città di Pozzuoli dove è stato ospite del Rotary Club. Sessantuno anni, Boni è stato dal 2007 al 2010 distaccato al Comando interforze Nato di Lisbona, dal 2011 al 2012 comandante della brigata di Cavalleria “Pozzuolo del Friuli” e dal 2014 al 2016 capo di Stato Maggiore del Nato Rapid Deployable Corps. Nel corso dell’intervista, il generale ho fornito spunti interessanti sull’attuale situazione geopolitica mondiale.

Generale, come sta andando questa guerra? «Beh, direi che c’è una incapacità operativa da parte dei russi e che questa non è la Russia che abbiamo studiato. Con gli insuccessi della prima fase dell’operazione speciale hanno dovuto rivedere i programmi dopo ingenti perdite. Hanno perso una parte dell’esercito professionale, unità corazzate di I fascia, ora stanno lavorando per ricompattarsi con le II scelte tra cui ci sono molti proscritti. Ricostruire le unità non è cosa facile in quanto queste vanno addestrate e ciò richiede del tempo.»

I russi quindi hanno sbagliato i calcoli? «Hanno trovato sul campo un esercito diverso da quello del 2014, molto più preparato e addestrato. Le perdite russe sono reali, non è propaganda. Per ogni caduto in battaglia ci sono almeno 3-4 feriti e ciò li ha messi in seria difficoltà»

Quando si fermeranno? C’è una previsione? «Dipenderà dagli esiti dell’offensiva in Donbass dove gli ucraini hanno 90mila uomini e il sostegno dell’ovest. Possono conquistare Mariupol e Donbass, ma Odessa no. Effettuare uno sbarco anfibio sarebbe problematico. Attualmente è difficile dire quando potrà terminerà, ogni giorno assistiamo a cambiamenti, c’è molta incertezza. Non credo comunque che si concluderà il 9 maggio».

Quanto è concreto il pericolo che siano utilizzate da parte russa le armi chimiche? «Le armi chimiche non sono utili, sono difficili da usare, sono una possibilità ma non è un’arma risolutiva. Tra l’altro devono essere utilizzate bene altrimenti c’è il rischio di un devastante effetto boomerang. Non credo che si faccia ricorso a questa tipologia di arma»

Perché tanta crudeltà da parte russa? Perché questa mattanza di civili? «La mattanza serve a terrorizzare, una sorta di ricatto indiretto: uccidere la popolazione sperando che poi questa si scagli contro il proprio presidente. Ed è proprio quello che stanno facendo i russi per mettere pressione su Zelensky»

Che pericoli corre l’Italia? «L’Italia deve guardare a sud del Mediterraneo, nonostante sia a tiro di missile dalla Crimea. E’ stato dimenticato il fianco sud della Nato. In Cirenaica, in Libia ci sono i russi pronti a realizzare a Bengasi quanto hanno fatto in Siria ovvero la ‘bolla di interdizione’, un sistema anti accesso-interdizione d’area che blocca via terra e via aria».

E la Cina? «Non sono convinto che la Cina fornirà aiuti alla Russia»

Quanto incidono in questa guerra le fake news? «Oggi maggiormente rispetto al passato anche per la presenza dei social media. Ma non hanno incidenza sulle truppe, perché queste hanno contezza dell’immediato. La Nato ha centri di eccellenza nei paesi baltici che studiano la disinformazione e mettono in campo strategie per contrastarla. Parliamo di battaglia delle percezioni, ovvero come si influenza l’opinione pubblica. Inoltre in questa guerra c’è un elemento di assoluta novità rispetto al passato: è la strategia di condividere informazioni con l’opinione pubblica. Vengono mostrati i dossier che un tempo erano secretati per due scopi: rendere note quelle che sono le intenzioni del rivale, come avvenne prima dello scoppio della guerra; e far capire all’avversario, in questo caso Putin, che l’opinione pubblica è a conoscenza di quanto acacde e che se le cose non gliele dicono i suoi generali gliele diciamo noi.»