NAPOLI – È iniziato il processo d’Appello a Napoli contro il boss Ciro Rinaldi, accusato di avere acquistato per 10mila euro un bimbo dalla madre naturale di origine rom per donarlo a un presunto affiliato e alla moglie. Il processo si è aperto con la richiesta di ascoltare due collaboratori di giustizia le cui dichiarazioni diedero il via alle indagini. La coppia, insieme alla madre del piccolo, è stata già condannata, al termine di un processo celebrato con il rito abbreviato, per avere modificato i documenti di nascita del bimbo. Rinaldi invece fu assolto e l’aggravante camorristica non venne riconosciuta dal gup, malgrado la DDA ritenesse che il coinvolgimento nella vicenda della “compravendita” del bimbo da parte del boss, attualmente detenuto al 41bis per duplice omicidio, fosse finalizzato ad accrescere il suo consenso. La Procura, però, decise di impugnare la decisione e di ricorrere in Appello.

LA CONDANNA – «L’assoluzione di Rinaldi fu una cosa grave, soprattutto considerando le ipotesi molto verosimili del DDA. Ora ci auguriamo che in appello Rinaldi venga condannato ma soprattutto occorre che i boss in regime di 41bis non siano in grado di comunicare con l’esterno, di fare piani, di dettare legge e di accrescere il loro potere. Nelle carceri la forza dei camorristi deve essere annullata», ha dichiarato il Consigliere Regionale di Europa Verde Francesco Emilio Borrelli.