POZZUOLI – «In questi giorni è stato pubblicato uno dei bandi di gara più importanti per il nostro territorio, quello per la gestione del Rione Terra. E lo si è fatto in pieno agosto, come se lo si volesse nascondere e di fatto bruciando uno dei 3 mesi di apertura della gara. E a peggiorare le cose, c’è il fatto che l’aggiudicazione può avvenire anche qualora vi fosse un solo partecipante.» E’ quanto denuncia il Movimento 5 Stelle Pozzuoli in merito al bando di gara per l’affidamento del Rione Terra pubblicato due giorni fa sul sito istituzionale del comune – «Per chi non lo sapesse, il bando promosso da questa Amministrazione prevede la concessione ad un unico gestore di 15 botteghe/negozi, 2 bar, 1 ristorante da 64 coperti e 84 camere alberghiere per un totale di 185 posti letto. Tutto questo viene messo a bando con un prezzo a base d’asta di soli 203mila euro all’anno, per 18 anni. È vero che c’è la necessità di un investimento iniziale, ma è facile capire che si tratta di una cifra irrisoria, soprattutto se paragonata ai prezzi al metro quadrati che caratterizzano il centro storico di Pozzuoli (in pratica i negozi del Rione Terra vengono valutati a 11,5€/mq di fitto).»

LE ACCUSE«Il vincitore -proseguono i Cinque Stelle- potrà poi dare in sub-concessione a terzi i vari immobili. Insomma l’operazione rischia di favorire una speculazione immobiliare: un singolo, o una cordata, vince la gestione e poi sub concede a terzi, sui quali riverserà anche gli investimenti iniziali necessari per l’avvio dell’attività. Ovviamente ci auguriamo che il rilancio della Rocca possa generare sviluppo e posti di lavoro nel nostro territorio, ma non siamo assolutamente d’accordo con la forma di gestione scelta, che concentra i profitti nelle mani di pochi senza redistribuire ricchezza. Un modello che abbiamo cercato di contrastare fino all’ultimo, promuovendo invece una soluzione diversa, quella della Fondazione di Partecipazione, che avrebbe garantito il reale coinvolgimento del territorio e degli imprenditori locali, anche i più piccoli e magari nuove realtà giovanili, evitando una probabile speculazione immobiliare. Queste considerazioni sono ancora più forti se pensiamo che, a fronte dei 300 milioni di euro di soldi pubblici spesi per il restauro, a godere dei maggiori profitti saranno poi pochi privati, senza contare tutte le spese che resteranno in capo all’Ente. Il risultato che temiamo è di fatto la consegna di un pezzo di città, tra i più importanti, in mano ad un gestore unico che farà il bello ed il cattivo tempo.
Speriamo di sbagliarci, ma ancora una volta -concludono- si è sprecata un’occasione per la nostra terra, ancora una volta si sceglie la strada facile, ancora una volta a guadagnarci saranno in pochi.»