Gennaro Di Costanzo

POZZUOLI – Gennaro Di Costanzo, 41 anni, ras dell’omonimo clan di via Napoli, è stato arrestato all’alba di oggi nell’ambito di un’inchiesta nella quale sono finiti due carabinieri, anch’essi arrestati. Si tratta di Mario Cinque, 46 anni, di Pozzuoli, appuntato presso la compagnia di Bagnoli nei confronti del quale il gip di Napoli ha disposto il carcere; e Walter Intilla, 49 anni, in servizio presso il nucleo operativo e radiomobile di Mondragone per il quale il giudice ha disposto i domiciliari. I tre sono stati arrestati dai carabinieri del comando provinciale su richiesta della DDA di Napoli. Indagati anche un altro carabiniere in servizio nell’area flegrea. A carico di Cinque anche le parole dei pentiti di camorra Roberto Perrone, capo zona del clan Polverino con il quale il carabinieri infedele aveva avuto contatti quando prestava servizio presso la stazione di Quarto; Giuseppe Rocco di Monterusciello, legato ai Longobardi-Beneduce; del boss Antonio Ferro, nipote di Gaetano Beneduce; e di Teodoro Giannuzzi.

Mario Cinque

IL CLAN – Cinque e Intilla avrebbero favorito il clan Cutolo di Bagnoli, mentre Di Costanzo è ritenuto l’autore della gambizzazione ai danni di Mario Varriale avvenuta nel 2018 a via Napoli, durante uno scontro per il controllo delle piazze di spaccio. Gennaro Di Costanzo insieme al fratello Pasquale è ritenuto il reggente del clan di via Napoli anche in virtù della detenzione dello storico boss Francesco Saverio detto “o cecato”. I Di Costanzo da tempo si sarebbero allargati anche nel confinante quartiere di Bagnoli per la gestione dei traffici di droga.

IL TENTATO OMICIDIO – Mario Cinque -si legge nell’ordinanza di 62 pagine a firma del GIP Maria Laura Ciollaro – aiutava Gennaro Di Costanzo che poco prima aveva sparato tre colpi di pistola alle gambe di Mario Varriale  “ad eludere le investigazioni, omettendo di redigere apposita relazione di servizio dopo aver appreso dal medesimo Di Costanzo, che quest’ultimo era l’autore materiale dell’agguato ai danni di Varriale Mario, relazione a cui era tenuto in quanto appartenente all’Arma dei carabinieri su cui grava l’obbligo di denuncia anche con riferimento a notizie acquisite fuori dall’attività di servizio”.

*Fine prima parte