di Simona Vitagliano

Un gatto
Un gatto

ANIMALI – La cattività è spesso argomento di discussione tra chi ama gli animali, chi li vende e chi li ospita in casa, ed è un tema così ampio e sfaccettato che è difficile trovare una soluzione univocamente e impeccabilmente positiva per tutti (animali in primis). Forse quello che è successo all’orsa Daniza ultimamente può dare molti spunti di riflessione. Ma andiamo per ordine.

 

IL CANE E IL GATTO – Il primo esempio che può saltare alla mente è quello dei nostri amici a quattro zampe più comuni e forse più amati: i cani. La loro origine non è ancora ben chiara agli studiosi, ma sembra che si siano originati dai lupi, creando un ceppo diverso nel tempo, che poi è cambiato ancora quando ha cominciato a originarsi in nuove razze e forme in parte create fisicamente dall’uomo,a scopo “scientifico”, per “passione” o peggio per dar vita ad esemplari che potessero essere facilmente (mal)educati alla violenza e ai combattimenti. Non si sa con precisione se i primi lupi si siano avvicinati ai villaggi umani per cercare cibo e qui abbiano cominciato ad interagirci oppure se gli uomini abbiano allevato cuccioli di lupo ritrovandosi così a stretto contatto con questi animali, ma i primi ritrovamenti che testimoniano un’ affettuosità reciproca risalgono addirittura alla preistoria. Il sito di Ein Mallaha in Israele, risalente a circa 12000 anni fa, ha dato alla luce un’immagine molto tenera: un anziano del villaggio e un cucciolo di cane di pochi mesi sepolti insieme; coricato sul fianco, in posizione fetale, l’umano è stato ritrovato con la mano protesa verso il suo piccolo amico.

 

Una sepoltura con l'animale domestico
Una sepoltura con l’animale domestico

I GATTI – Per quanto riguarda il gatto invece la domesticazione sembra sia relativamente più recente. Le prime testimonianze risalgono al 5300 a.c. in Cina, ma il vero inizio di una convivenza fatta di adorazione e rispetto tra questi felini e l’uomo pare si sia concretizzata al tempo degli Egizi, nel 3000 a.c., quando il gatto era considerato un animale sacro, l’incarnazione di Bastet, dea della maternità. Corpi di gatti sono stati trovati mummificati e riposti in tombe provviste di ciotoline di latte e roditori, ugualmente mummificati, che servissero come pasto nell’aldilà. La morte di un gatto prevedeva un periodo di lutto per le famiglie ospitanti e in casi d’emergenza la salvezza di un felino di casa aveva la priorità su qualunque altra cosa. Ma quest’epoca di devozione finì nel sangue quando, con l’avvento del cristianesimo, i riti pagani cominciarono ad essere sradicati, con ogni mezzo, dalle menti dei popoli. I gatti, soprattutto quelli neri, vennero additati come “diabolici” e spesso arsi vivi insieme alle cosiddette “streghe”. Un’eredità purtroppo infausta che si è protratta fino a noi con sciocche superstizioni riguardanti questi splendidi felini. Probabilmente questo, la natura particolare del loro carattere e la domesticazione piuttosto “recente”, sono elementi che hanno giocato a sfavore di questi animali, che ancora oggi non sono diffusamente amati e capiti fino in fondo, come accade ad esempio per i cani, e che purtroppo si vedono ancora utilizzati in riti satanici e/o barbari in occasioni “particolari” come la notte di Halloween.

 

ACQUARI E RODITORI – Per quanto riguarda invece l’acquariofilia e i piccoli roditori l’interesse alla domesticazione è decisamente più recente. Per entrambi si risale all’incirca al XIX secolo. A Londra nel 1853 comparve un primo surrogato di acquario nello zoo pubblico, generando poi ispirazione e imitazione in tutta Europa, Italia inclusa, che vide il suo primo grande acquario a Napoli, nel 1874, grazie al naturalista A. Dohrn. Il tedesco probabilmente vide in questa città il posto ideale per un progetto del genere, progetto che è ancora, tra crisi e periodacci, ancora del tutto attivo e funzionante e che è diventato un punto di riferimento anche per tartarughe marine e altri animali acquatici trovati feriti . Per quanto riguarda invece i piccoli roditori, è della prima metà dell’ottocento, pare, la pratica di tenere ratti in casa come animali da compagnia, ed anche per i criceti l’esperienza è piuttosto recente. La prima femmina di criceto dorato con cuccioli pare sia stata trovata in Siria nel 1930 e portata in Israele, da lì poi proliferazioni sono state portate in Inghilterra ed USA fino a diventare piuttosto comuni tanto da popolare i negozi e le nostre case.

 

Un criceto
Un criceto

UN BUON COMPROMESSO – Ora, sicuramente pesciolini e roditori non hanno scelto di loro spontanea volontà di “rinchiudersi” in un acquario o in una gabbia, ma analizzando la storia di animali come cani e gatti si possono fare alcune riflessioni. Si può notare ad esempio come il cane abbia non solo cominciato ad amare l’uomo, ma anche la sua casa, i suoi amici (quando gli piacciono), le sue abitudini, imparando persino a sostituire la caccia con delle crocchette, assoggettando i suoi bisogni fisici agli orari del padrone, sostituendo i boschi e gli spazi sconfinati della Natura spesso solo con qualche camera d’appartamento. Una serie di compromessi che visti da una certa angolazione possono sembrare addirittura crudeli ed egoisti, la rinuncia alla libertà sembra totale, ma non lo è… perchè in cambio i nostri amici hanno guadagnato l’amore, la devozione e l’allontanamento dai pericoli che quella stessa Natura e quella stessa libertà comportano. Certo, “una gabbia, anche dorata, è sempre una gabbia”, ma si può scegliere una condizione ottimale per i nostri piccoli amici e coinquilini, offrendo una “buona cattività” che li allontani dai pericoli della libertà e contemporaneamente non glie la faccia rimpiangere. Quello che si chiama un buon compromesso. Questo è anche il caso di amici che al posto delle zampe hanno le pinne e al posto dei peli hanno le squame, organismi acquatici come pesci, gamberetti e gasteropodi che, se tenuti in acquario con le dovute cure e accortenze, nel rispetto del loro habitat naturale e informandosi sulla compatibilità per la convivenza, possono vivere una vita serena e senza troppe preoccupazioni, riuscendo spesso anche a riprodursi e a vivere più di quello che ci si aspetterebbe in natura.

 

IL CASO DANIZA – Un altro argomento che crea spunti di riflessione è quello diametralmente opposto, la scelta di lasciare liberi gli animali “per ripopolare i territori” ed evitarne l’estinzione per poi però entrarci in contrasto nel momento in cui sorge una presunta/ipotetica minaccia. Una minaccia che, reale o artificiosa che sia, si è generata proprio dalla scelta fatta, una libertà che alla prima avvisaglia può trasformarsi in prigionia e morte, come è accaduto all’orsa Daniza pochissimi giorni fa. Chissà che forse lei avrebbe preferito essere ospitata in uno zoo safari di tutto rispetto, insieme ai suoi piccoli, piuttosto che rimanere falsamente libera e morirci in quella stessa libertà, lasciando i suoi piccoli soli e spaventati